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USA-RUSSIA: LA GUERRA FREDDA FINANZIARIA

Pinguinoeconomico 15 ottobre 2014 Economia Nessun commento
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Da inizio marzo è iniziata la nuova “guerra fredda”. Ricordi ormai sfumati degli anni della cortina di ferro con il muro di Berlino ed il blocco navale a Cuba, a malapena menzionati sui libri di storia. Sembravano già preistoria in questo divenire geopolitico mondiale, che cancella, democrazie o dittature a velocità impressionante. Ed invece è bastata una scintilla per rimettere le due vecchie superpotenze, ormai entrambe in costante declino, l’una contro l’altra in una battaglia dagli esiti incerti, ma forse ancora più distruttiva rispetto alla precedente che è durata quasi mezzo secolo – dal 1946 al 1989 almeno -, con la caduta del muro di Berlino ed il dissolvimento dell’Unione Sovietica.

E proprio da questo evento politico dobbiamo ripartire per capire le ragioni di questa nuova contrapposizione, ormai solo economico-finanziaria, ma non per questo meno distruttiva della precedente, fatta di minacce di interventi armati, fortunatamente mai messe in pratica.

Obama ha sostanzialmente imposto all’Europa le sanzioni economiche contro la Russia. In realtà gli interessi economici reciproci tra Russia e Stati Uniti sono molti limitati. Le banche americane hanno una scarsa presenza e pochi assets nell’Europa dell’Est, mentre gli oligarchi russi, ben dotati economicamente, hanno sempre preferito Londra a New York, come piazza finanziaria per i loro investimenti o come rifugio, al pari di altri paradisi offshore.

Tuttavia, in questa presa di posizione tipicamente americana, gli Stati uniti hanno trascinato l’Europa, la vera perdente di questo braccio di ferro economico, e non la Russia che si sta già da anni organizzando per crescere e commerciare anche con valute diverse dal biglietto verde. Le sanzioni e la guerra, quella vera purtroppo nella parte orientale dell’Ucraina, hanno portato una pesantissima recessione in Ucraina (Pil -11% previsto nel 2014), timori per l’approvvigionamento del gas nel prossimo inverno e spinto il vecchio continente verso la terza recessione in sei anni. Alcuni Paesi, quelli con maggiore interscambio commerciale con la Russia, hanno visto la loro quota di export crollare drammaticamente, con percentuali a doppia cifra, già dal secondo trimestre. L’esempio più eclatante e preoccupante è il -18% delle esportazioni tedesche nel trimestre scorso, rispetto all’anno precedente, verso l’ex Paese sovietico.

Fatta questa premessa, anche la Russia non se la passa bene, con il rublo ai minimi storici contro le principali divise, dollaro ed euro in primis, un inizio di recessione, ma soprattutto un imprevisto crollo del prezzo del petrolio, materia prima della quale è il quarto produttore mondiale ed il cui calo così repentino potrebbe mettere a rischio la tenuta delle finanze statali.

Tuttavia, come vedremo, la situazione economica russa non è così disastrata come l’Occidente si augurava e Putin ha già preso le opportune contromisure.

Innanzitutto, il flusso di capitali in uscita dal Paese si è sensibilmente ridotto nel terzo trimestre a $13 miliardi dai $23.7 del precedente, con settembre che ha visto, per la prima volta dal settembre 2013, afflussi positivi di capitali. In aggiunta, il surplus della bilancia dei pagamenti è stato più positivo del previsto ($11.4 miliardi, rispetto ai $8.8 miliardi previsti), trainato dal miglioramento della componente commerciale. Ultimo, e forse ancora più importante, la Russia ha pagato una tranche imponente di $52.8 miliardi di estinzione di debito pubblico, proseguendo nel processo di de-dollarizzazione, riducendo il debito estero ai livelli più contenuti dal 2012 e rimborsando la quota maggiore dal post Lehman Brothers.

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Putin è salito sul ring per combattere una lunga battaglia. Messo alle corde, ha perso il primo round, ma i successivi li ha già conquistati ai punti. L’obiettivo è vincere la guerra con il mondo occidentale, che lo ha messo alla berlina. Ormai i nuovi mercati russi sono sempre più verso Oriente e sganciati dal dollaro. Spostare l’erogazione di gas da ovest ad est richiede tempo ed investimenti, ma l’inverno si avvicina e la Russia può fare – a noi europei – molto male..

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