Friday 19th April 2019,
Pinguinoeconomico

WALL STREET AD UN BIVIO TRA UN ULTERIORE ALLUNGO O UNA NUOVA DISCESA

L’incredibile movimento del mercato americano tra dicembre e la metà di gennaio ha lasciato sorpresi molti operatori.

La volatilità si è impennata, pur senza raggiungere i picchi dello scorso febbraio, e il mercato azionario è sembrato avvitarsi su sé stesso dopo aver bucato al ribasso sia i minimi di marzo che le medie mobili a 200 giorni.

La giornata pre natalizia è stata emblematica e da semi panico, con gli indici principali che hanno perso tre punti percentuali in una seduta pre festiva con volumi assai modesti. E’ risultata la peggior vigilia di Natale della storia di Wall Street.

Dal giorno di Santo Stefano la musica è invece cambiata e, in generale, nelle undici sedute seguenti i listini domestici hanno recuperato la metà di quanto precedentemente lasciato sul terreno. Il forte rimbalzo non ha comunque evitato che l’anno si chiudesse in negativo, per la prima volta dal 2008.

Ad alimentare il più forte rimbalzo degli indici dal marzo 2009 hanno contribuito sia le dichiarazioni di Powell che le negoziazioni tra americani e cinesi per trovare una tregua sui dazi commerciali.

 

LA SITUAZIONE ATTUALE

Il mercato è passato in pochi giorni da una situazione di ipervenduto ad una opposta di ipercomprato.

Nel frattempo, nell’ultima settimana, i fondamentali macroeconomici si sono lievemente deteriorati in particolare in Europa (produzione industriale tedesca al minimo dal 2014) ed in Asia (vendite auto cinesi in calo per la prima volta negli ultimi trent’anni) mentre sono rimasti sostanzialmente invariati negli Stati Uniti dove sta iniziando la stagione delle trimestrali ma con una significativa revisione al ribasso degli utili e lo “shutdown” americano ha raggiunto la lunghezza più elevata della storia domestica e comincia ad avere un impatto negativo sulla crescita economica interna.

 

L’EFFETTO POWELL

L’ennesimo paracadute verbale della Federal Reserve ha avuto un esito positivo sulla tenuta e sul rimbalzo del mercato.

In meno di un mese si è passati dall’aspettativa di tre rialzi dei tassi di interesse nel corrente anno a zero, con possibilità addirittura di uno o più tagli qualora la situazione economica dovesse degenerare.

In realtà, il Chairman della Banca Centrale vorrebbe continuare a rialzare i tassi di interesse sperando che il trend positivo dei mercati azionari sia la scusa per rispettare il programma già definito prima dell’imprevisto “sell-off” di Wall Street dell’ultimo mese.

 

IN QUALE DIREZIONE ANDRA’ WALL STREET

Entrambi gli scenari di ulteriore salita o nuova discesa degli indici sono al momento plausibili. Molto dipenderà non solo dall’esito di questo giro di trimestrali ma da una concomitanza di fattori che vanno dal previsto calo della crescita mondiale al rischio dello scoppio di una bolla creditizia in qualche parte del pianeta ed in particolare in Cina o dall’esito imprevisto o non gradito della votazione finale sulla Brexit.

In questo contesto continueranno a susseguirsi le dichiarazioni dei membri della Fed e periodi di volatilità che alimenteranno il nervosismo degli investitori, ma è ancora prematuro per affermare che i tori hanno passato la scettro agli orsi o che i primi, invece, abbiano ripreso stabilmente in mano le regole del gioco.

Tra i principali fattori rialzisti ci sono la mancanza di segnali di recessione così eclatanti e la liquidità ancora persistente sui mercati finanziari che solo la Fed sta riducendo.
Al contrario, tra le possibilità che Wall Street riprenda a scendere vi sono l’atteggiamento ancora espansivo della stessa Federal Reserve, un rallentamento della crescita sia mondiale che statunitense più significativo del previsto e il rischio di uno sgonfiamento delle quotazioni immobiliari nei Paesi anglosassoni (Canada, Gran Bretagna, Australia ed anche Stati Uniti).

Like this Article? Share it!

About The Author

Leave A Response