Monday 20th September 2021,
Pinguinoeconomico

WALL STREET AL BIVIO TRA NUOVI RECORD E L’INIZIO DI UNA (VERA) CORREZIONE

“Sell on may and go away” è una massima da tutti conosciuta e molto inflazionata sui mercati finanziari.

Indipendentemente dal detto comune che ha perso di valore negli ultimi anni, grazie al costante intervento della Federal Reserve che ha sempre salvato i mercati azionari nell’ultimo decennio, Wall Street sembra aver rallentano la propria marcia trionfale proprio ad inizio di questo mese.

 

I PUNTI DI FORZA

Sembrano sostanzialmente ancora due:

  • La liquidità immessa sul mercato dalla Banca Centrale americana
  • La forza relativa delle grandi aziende tecnologiche che continuano ad attrarre denaro ed investimenti

Il primo aspetto è quello che rimane il più delicato ed il più favorevole al mercato azionario. Gran parte del rialzo di Wall Street post pandemico, ma anche nell’ultimo decennio, è stato facilitato dall’intervento straordinario della Federal Reserve.

Tuttavia, sembra ora che l’inflazione stia ripartendo al rialzo ed il rendimento del Tbond è già in linea con questo nuovo scenario, essendo passato dallo 0,55% di agosto al 1,65% della scorsa settimana con alcune fiammate che hanno già sfiorato l’1,8%.

Per quanto riguarda invece i contenuti del mercato azionario, le grandi aziende tecnologiche si sono dimostrate ancora il vero salvagente che ha evitato una correzione che sembrava già in essere e forse anche necessaria a ripulire i forti eccessi.

In realtà, l’impressionante rotazione settoriale iniziata a novembre con la diffusione dei vaccini e la vittoria di Biden sembra arrivata al suo epilogo.

L’indice delle small caps, che ha guadagnato il 40% in pochi mesi ed il 120% dal marzo 2020, è già molto vicino alla fase di correzione: il calo ha già sfiorato il dieci per cento rispetto ai massimi e titoli all’interno del listino hanno lasciato sul terreno tra il venti ed il quaranta per cento, sintomo di una bolla ormai scoppiata.

 

I SEGNALI DI DEBOLEZZA

  • Aumento dell’inflazione
  • Utili in calo
  • Dubbi sulla ripresa economica
  • Impennata dei prezzi delle materie prime
  • Conseguenze (negative) di Covid e lockdown

 

La Fed ha dichiarato che il rialzo dei prezzi è solo temporaneo e che non ha comunque intenzione di frenarlo, ma l’inflazione una volta decollata è difficile da controllare, come la storia passata ci ha sempre insegnato. La liquidità è ormai eccessiva e così permeata anche nell’economia reale, in virtù degli ampi sussidi direttamente erogati a vaste aree della popolazione mondiale, che i prezzi stanno andando fuori controllo.

Inoltre, molte produzioni sono rimaste chiuse e l’offerta non è in grado di soddisfare una buona parte della domanda alla riapertura dell’economie. In particolare nei settori meccanici e delle costruzioni i ritardi nella “supply chain” e nelle consegne ed un incremento dei prezzi delle materie prime, già ben oltre la doppia cifra, hanno fatto sì che le aziende abbiano già provveduto a trasferire l’aumento dei prezzi, in molti casi, al consumatore finale.

In aggiunta, la ripresa economica americana, per quanto tuttora ampiamente agevolata sia sotto il profilo fiscale che monetario, mostra ancora molti segnali di incertezza e non è ancora forte ed omogenea, vale a dire permeata a tutti i settori economici. Di conseguenza, le proiezioni sugli utili aziendali complessivi (le 500 aziende che fanno parte dello S&P500) sono ancora in calo e questo ormai sin dall’ultimo trimestre del 2019.

Questa ampia liquidità nelle tasche dei cittadini sta inoltre creando gravi distorsioni sul mercato del lavoro, proprio nel momento della riapertura dei settori più colpiti dalla pandemia: la ristorazione ed il turismo.

I generosi sussidi erogati, tuttora in essere nella maggior parte del Paese, favoriscono il mantenimento dello stato di disoccupato rispetto ad un salario identico o poco superiore con un lavoro più faticoso dell’ozio sul divano domestico.

 

BOLLE e RISCHI DEL MERCATO

Molti parlano di una bolla delle materie prime. I prezzi sono sicuramente aumentati in misura parabolica nell’ultimo anno, ma potrebbe essere solo l’inizio di un trend ancora lungo.

Sono molto più evidenti le altre bolle in essere da ormai un decennio, risultato della politica unica della Federal Reserve: inondare il mercato di una enorme liquidità.

Ne hanno beneficiato tutti indistintamente: azioni, obbligazioni, mercato immobiliare ed infine anche le cripto valute, colpite da una follia che ricorda quella del mercato dei tulipani olandesi del 1600, forse la madre di tutte le bolle finanziarie.

 

I RISCHI PER IL MERCATO AZIONARIO

Sicuramente il rischio tassi. Messico e Brasile li hanno già inaspettatamente alzati da inizio anno e la Banca Centrale canadese e britannica hanno già iniziato una sorta di “tapering”.

La Federal Reserve, invece, prende tempo e sembra voler persistere nella politica monetaria ultra espansiva, al pari della Bce, ben consapevole comunque di essere ormai incastrata in un vicolo cieco. Il “tapering” americano rischierebbe quasi sicuramente di far crollare Wall Street, ciò che la Fed vuole assolutamente evitare.

Il tempio della finanza mondiale rimane l’ultimo baluardo da salvare a costo  di ulteriori pesanti indebitamenti (deficit e debito pubblico).

Sull’altare di Wall Street e delle principali Borse mondiali, le banche centrali sono pronte a sacrificare qualsiasi altro asset per mantenere il giocattolo in vita il più a lungo possibile.

A tal proposito, l’esempio delle cripto valute, dimezzate dalle azioni della Banca centrale indiana prima e cinese più recentemente, sono l’esempio più evidente ed eclatante.

 

 

 

 

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