Thursday 13th August 2020,
Pinguinoeconomico

WALL STREET e L’ECONOMIA REALE

Nella settimana in cui lo S&P500 ha di nuovo superato la soglia psicologica dei 3000 punti, il Paese è sotto scacco da parte di migliaia di manifestanti che protestano anche violentemente per l’uccisione di un afro americano da parte delle forze dell’ordine durante una procedura di arresto.

L’evento è sembrato la scintilla per scatenare un’ondata di manifestazioni anche violente da parte della classe meno abbiente, la più danneggiata durante la fase di lockdown che è costata in dieci settimane la perdita di oltre 40 milioni di posti di lavoro, parte dei quali non sarà recuperata nei prossimi mesi.

La situazione economica del Paese è senza precedenti nonostante gli interventi realizzati a sostegno di famiglie ed imprese, da parte del governo e indirettamente anche dalla Federal Reserve.

Proprio l’immediato intervento pubblico, al pari della riapertura di molte attività nel Paese, ha scatenato un forte recupero dei listini americani tornati molto vicini ai livelli antecedenti al lockdown del Paese.

L’indice S&P500 segna un modesto rialzo da inizio anno, mentre il Nasdaq guadagna ben otto punti percentuali.

La crisi sui mercati americani sembra sia durata solo tre settimane, nel mese di marzo, mentre ora il mercato azionario scommette su una pronta ripresa del ciclo economico.

 

LA MANO DELLA FED

In realtà le previsioni sula futura ripresa, per quanto poco attendibili, non sono l’elemento trainante della ripresa di Wall Street.

Il sostegno del mercato azionario è stato assicurato nell’ultimo decennio, anche nelle poche fasi di debolezza, sia dalla Federal Reserve che dai buybacks.

La Banca Centrale americana ha iniettato 7,1 trilioni di dollari nel sistema finanziario dal 2009 ad oggi, di cui ben $2,9 solo negli ultimi due mesi.

Una simile quantità di denaro è anche questa volta stata utilizzata dalle grosse istituzioni finanziarie (banche ed hedge funds) per acquistare azioni sostenendo il mercato nel momento in cui era precipitato di quasi il 40% in poco più di 15 sedute.

Poco importa che gli utili aziendali e le previsioni future stiano precipitando mentre i dati macro economici delle ultime settimane si allineano a quelli successivi la Crisi Finanziaria del 2008 ed in alcuni casi siano addirittura ben peggiori.

In aggiunta, Wall Street sembra ignorare anche le nuove tensioni politiche emerse nei giorni scorsi tra Stati Uniti e Cina sulle accuse da parte di Washington nei confronti di Pechino per la diffusione planetaria del virus e successivamente per la restrizione delle libertà nella colonia di Hong Kong.

Da ultimo, aleggiano anche i tumulti che sono scoppiati molto violentemente nel Paese in diverse città da metà della settimana scorsa e che potrebbero minare la già debole fase di ripresa durante la riapertura dell’economia.

La potenza di fuoco messa di nuovo in campo dalla Federal Reserve ha centrato l’obiettivo di ristabilire la tranquillità sui mercati finanziari, guadagnando tempo per evitare dolorosi fallimenti di importanti società, fulcro dell’attività economica del Paese.

Tuttavia la liquidità non sostituisce all’infinito la solvibilità di un’azienda, vale a dire la sua capacità di pagare i fornitori (anche quelli finanziari), in presenza di cali di fatturati.

 

LA RIPRESA ED I CONSUMI

La società consumistica americana è stata costruita nell’ultimo mezzo secolo sull’aumento esponenziale delle spese private, utilizzando spesso la leva del debito per poter continuare a sostenere lo stesso livello di consumi anche in periodi economici meno floridi.

Fino all’imposizione del lockdown, i consumi privati costituivano oltre i due terzi della crescita del Pil e si teme per una loro contrazione nei prossimi mesi in virtù di un numero di disoccupati senza precedenti che si somma ad un livello di debito privato già assai elevato ed insostenibile all’infinito.

 

WALL STREET NELLE PROSSIME SETTIMANE

Il mercato azionario domestico dovrà cercare di dribblare tutte queste mine nelle prossime settimane realizzando una rotazione settoriale a favore del comparto finanziario, già avviata, che compensi la sopra valutazione del settore tecnologico e sanitario, gli unici se non i maggiori beneficiari del prodigioso recupero degli indici, al pari anche del settore minerario.

L’appoggio incondizionato della Fed ai mercati finanziari resta comunque la miglior terapia per il lancio dei listini oltre i massimi di fine febbraio.

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