È una delle apparenti sfide più grandi della finanza moderna: se la Bank of Japan (BOJ) alza i tassi, perché lo Yen continua ad affondare ai minimi storici rispetto al Dollaro (sopra i 160-163 USD/JPY)?
La risposta sta nel fatto che i mercati non valutano i tassi di un Paese in senso assoluto, ma in senso relativo rispetto al resto del mondo.
I motivi strutturali e di mercato che mantengono debole lo Yen sono principalmente quattro:
1. Il “Differenziale di Tasso” rimane enorme
Anche se la BOJ ha gradualmente alzato i tassi d’interesse portandoli all’1% (il livello più alto dagli anni ’90), negli Stati Uniti i tassi della Federal Reserve e i rendimenti dei Treasuries viaggiano ancora a livelli molto più elevati (tra il 4% e il 5%).
Esempio pratico: Un grande fondo o un risparmiatore che deve scegliere dove mettere la propria liquidità vede:
Giappone: Rendimento dell’1%.
USA: Rendimento del 4,5–5%.
Finché questo divario (spread) rimane ampio, conviene comunque indebitarsi in Yen o vendere Yen per comprare Dollari da mettere a rendimento. I rialzi giapponesi finora non sono stati sufficienti a chiudere questa differenza.
2. Tassi Reali ancora Negativi (Inflazione vs Tassi)
Non conta solo il tasso nominale, ma il tasso reale (Tasso ufficiale meno Inflazione).
Le recenti impennate delle materie prime, dei costi energetici e le tensioni nel Medio Oriente hanno spinto l’inflazione giapponese ben sopra il target. Se l’inflazione in Giappone è attorno al 2,5%-3% e i tassi sono all’1%, il tasso reale giapponese è ancora ampiamente negativo. Chi tiene denaro in Yen continua a perdere potere d’acquisto, spingendo i capitali verso valute estere con rendimenti reali migliori.
3. Fuga strutturale di capitali (Fondi Pensione e Imprese)
Il Giappone ha un’economia fortemente esportatrice con colossi industriali e il fondo pensionistico pubblico (GPIF) più grande del mondo.
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Le imprese giapponesi realizzano enormi profitti all’estero (in Dollari o Euro). Anziché convertire quei guadagni in Yen e riportarli a casa, preferiscono lasciarli reinvestiti in asset americani o europei che rendono molto di più.
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I risparmiatori privati: Tramite i piani di risparmio incentivati dal governo (NISA), i cittadini giapponesi stanno spostando quantità record di risparmi domestici verso azionario estero (soprattutto Big Tech e indici USA), creando un’offerta continua di Yen sul mercato dei cambi per comprare Dollari.
4. La trappola del Debito Pubblico Giapponese (250% del PIL)
Se la Bank of Japan alzasse i tassi in modo troppo aggressivo e rapido, portandoli ad esempio al 3% o 4% per difendere il cambio, scatenerebbe una crisi di sostenibilità del debito sovrano interno. Il governo di Tokyo dovrebbe pagare un costo per gli interessi sul debito insostenibile. Il mercato sa che la BOJ ha “le mani legate” e che sarà costretta a muoversi molto lentamente con i rialzi, lasciando gli speculatori liberi di continuare a scommettere al ribasso sullo Yen.
Sintesi
Lo Yen si trova in una fase di transizione complessa: il “carry trade” (indebitarsi nella divisa locale per acquistare assets più redditizi in altre valute) comincia a scricchiolare e diventa rischioso, ma il semplice passaggio da tassi negativi a tassi all’1% non rende ancora attraente detenere la valuta nipponica rispetto al Dollaro.
Finché la Federal Reserve non taglierà i tassi di interesse in modo aggressivo o la BOJ non deciderà per stretta monetaria più marcata, lo Yen rimarrà ancora schiacciato da questo squilibrio di rendimenti.









