Sunday 26th May 2019,
Pinguinoeconomico

FEDERAL RESERVE – COLOMBA (A PAROLE), FALCO (NELLA REALTA’)

Il cambio di atteggiamento del Chairman della Banca Centrale statunitense a fine dicembre è stato la molla di uno dei più incredibili rimbalzi del mercato azionario della storia recente.

In sintesi, Wall Street ha messo a segno il miglior mese di gennaio degli ultimi 32 anni, trainata anche da una maggior attenzione di Powell verso i listini azionari, che stavano scivolando pericolosamente in territorio di “bear market”, anticipando uno scenario economico domestico di bassa crescita o recessione, che non sembra ancora all’orizzonte.

L’effetto della dichiarazione è stato dirompente e ha ottenuto il risultato sperato, in quanto analisti ed investitori hanno interpretato che la Federal Reserve non aumenterà i tassi di interesse nel 2019 almeno rispetto ai due incrementi invece preventivati.

 

DALLE PAROLE AI FATTI

In realtà poco è cambiato nella politica monetaria della Banca Centrale rispetto alla fine di dicembre, malgrado dallo stesso board della Fed si sia anche parlato esplicitamente di ridurre anticipatamente il programma di Quantitative Tapering, vale a dire la dismissione dell’attivo di bilancio sia di titoli di stato che di mortgage backed securities.

La riduzione del programma continuerà ad essere di 50 miliardi di dollari al mese anche nel primo trimestre di questo anno, a conferma che la politica monetaria si manterrà piuttosto restrittiva e che difficilmente la Banca Centrale cambierà atteggiamento in tempi brevi, non facendosi condizionare né da Trump né da eventuali correzioni di Wall Street.

 

PAUSA O CAPITOLAZIONE

Chi pensava che la Fed fosse disponibile ad un cambio repentino di rotta è, al momento, rimasto deluso.

La forza dell’economia americana, testimoniata da un mercato del lavoro molto forte con il tasso di disoccupazione al livello più contenuto degli ultimi trent’anni e da una crescita che potrebbe mantenersi superiore al 2%, anche nel 2019, consentirà alla Federal Reserve di perseverare nel rialzo dei tassi di interesse, per aumentare le munizioni nel caso il rallentamento economico si manifestasse nel prossimo biennio.

 

COME REAGIRA’ WALL STREET

La Borsa americana si è accontentata delle parole (le dichiarazioni di Powell), ignorando al contrario i fatti (nessuna certezza che vi sia un cambio di politica monetaria e che la Banca Centrale diminuisca il programma di riduzione dell’attivo patrimoniale).

Powell ha infatti sparato a salve, consapevole che non potrà ancora disinserire il pilota automatico della risalita dei tassi d’interesse, a meno di repentine contrazioni della crescita nei prossimi mesi.

Dopo l’entusiasmo di questi ultimi due mesi, Wall Street non sarà più sostenuta dalle dichiarazioni benevoli della Banca Centrale, ma sarà costretta nelle prossime settimane a trovare altri stimoli per continuare a salire.

La speranza di un accordo commerciale con la Cina sulla questione dei dazi sarà uno di questi, ma dovrà anche essere supportata da una ripresa degli utili aziendali e dal proseguimento di una crescita sostenuta dell’economia domestica.

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