Saturday 01st October 2022,
Pinguinoeconomico

WALL STREET IN BALIA DELLE VALUTE

Da anni si parla ormai di un possibile crollo del mercato azionario americano, che appare decisamente sopravvalutato in particolare dopo l’ulteriore corsa degli ultimi due anni, alimentata dalla liquidità immessa nel sistema finanziario dalla Federal Reserve.

Wall Street ha iniziato a barcollare ad inizio anno, dopo aver stabilito nuovi record proprio nel mese di gennaio.

Tuttavia, i primi segni di cedimento erano sbocciati già nel febbraio 2021 e si sono accentuati ad agosto per poi esplodere definitivamente lo scorso novembre, quando gran parte del listino ha subito forti perdite, nascoste dalla tenuta o anche dai nuovi massimi dellesolite big (Apple, Microsoft, Amazon, Facebook, Netflix e Google) che insieme sono arrivati a capitalizzare un quarto dell’intero listino tecnologico.

In aggiunta, anche il crollo delle criptovalute in autunno ha fatto passare in secondo piano la mattanza avvenuta a scapito soprattutto delle piccole medie imprese. I bersagli sono state le aziende molto indebitate, abbandonate dagli investitori, preoccupati dall’aumento dei tassi di interessi e dal cambiamento della strategia di politica monetaria, da espansiva a restrittiva, adottato da parte della Banca Centrale domestica per combattere la forte impennata dell’inflazione oramai permeata anche negli Stati Uniti.

 

LA SITUAZIONE ATTUALE

Dopo aver stabilito nuovi record storici nei primi giorni dell’anno, i listini hanno iniziato ad invertire la rotta, già oltre un mese prima dello scoppio del conflitto bellico e molto titoli tecnologici hanno ritoccato i nuovi minimi da oltre un anno ed in alcuni casi hanno cumulato perdite fino al 90% rispetto ai massimi di meno di un anno prima.

Il mercato è diventato sempre più selettivo, concentrandosi sui titoli a media ed alta capitalizzazione, ma a condizione che garantiscano ancora elevati margini, crescita dei ricavi e flussi di cassa in grado di restituire gli elevati debiti contratti per pagare dividendi e finanziare le continue e maniacali campagne di buyback sui propri titoli.

Anche tra le dieci big caps più famose ci sono stati forti crolli come per Netflix e Facebook, solo ai primi accenni di rallentamento/interruzione della crescita continua sin dalla nascita dei rispettivi modelli di business. A fine mese la scure è toccata anche ad Amazon, la quale in una sola seduta ha lasciato sul terreno il 14%, tornando al livello di giugno 2020.

Anche la pattuglia degli amati FAANG ha ridotto la sua capitalizzazione di un terzo, rispetto al folle picco di 5 trilioni di dollari .

 

IL RUOLO (SPUNTATO) DELLA FEDERAL RESERVE

Costretta in un angolo a dover alzare precipitosamente i tassi di interesse per contrastare un tasso di inflazione ormai strutturale ed il più elevato dagli anni ’80, la Federal Reserve sembra aver perso il controllo della gestione delle diverse assets classes, dalle materie prime, alle valute, dal mercato immobiliare fino al mercato obbligazionario, ma rimane ancorata alla crescita di Wall Street, ultimo baluardo e bolla di questo ciclo economico ultra espansivo in auge sin dal 2009.

 

IL PERICOLO VIENE DALLE VALUTE 

Non essendo più in grado di gestire e controllare il forte rialzo delle materie prime, le banche centrali si sono concentrate sull’equilibrio tra valute e bond.

Attraverso l’esplosione dell’attivo del bilancio, hanno continuato a mantenere i tassi a zero inflazionando così tre assets classes: azioni, obbligazioni e mercato immobiliare a scapito dell’economia reale, che ha ricevuto solo qualche spicciolo rispetto al fiume di denaro travasato nella finanza in oltre un decennio.

 

L’HELICOPTER MONEY E L’INFLAZIONE

Il virus e la conseguente, a posteriori, scellerata gestione della pandemia con diversi lockdown, che hanno provocato interruzioni nelle diverse catene produttive in molti Paesi, si sono associati al denaro messo direttamente nelle tasche dei cittadini (helicopter money) per evitare fallimenti a catena delle attività commerciali ed industrial,i rimaste forzatamente chiuse anche per più mesi.

Una miscela esplosiva che ha generato un forte calo dell’offerta, in concomitanza con un’inattesa e concentrata ripresa della domanda, in particolare privata, contestualmente alla riapertura delle attività economiche.

Questo imprevisto collo di bottiglia ha generato la gran parte della carenza  delle materie prime e dei semi-lavorati ed i successivi aumenti dei noli/trasporti e delle fonti di energia.

Di conseguenza, l’inflazione non è più solo permeata nelle attività finanziarie, ma si è diffusa in tutte le fasi del ciclo produttivo e si è trasferita già al dettaglio finale con gravi ripercussioni per la solvibilità di famiglie ed aziende.

 

LA CRISI VALUTARIA

Al di là delle forti oscillazioni subite dal rublo, che ha recuperato i livelli antecedenti l’invasione militare in Ucraina ed è la migliore divisa valutaria rispetto al dollaro da inizio anno, ci sono tre valute principali che stanno compiendo movimenti molto importanti e che potrebbero avere future implicazioni anche per il mercato azionario sia americano, ma ovviamente anche mondiale.

Si tratta dello yen giapponese, dello yuan cinese e del dollaro americano le cui forti oscillazioni in un’unica direzione, svalutazione nel caso delle due valutazioni asiatiche e rafforzamento per la divisa americana, stanno generando scossoni importanti su alcuni mercati obbligazionari e potrebbero tracimare anche su quelli azionari, dato che  le Banche Centrali  hanno le armi spuntate e sono ormai impossibilitate a difendere Wall Street.

Il tema valutario sarà oggetto di ulteriore approfondimento nella seconda parte.

 

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