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LA GUERRA DELLE MATERIE PRIME – L’ACCIAIO

Pinguinoeconomico 30 settembre 2015 Materie prime Nessun commento
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Rame, petrolio, oro, argento ed anche le principali materie prime agricole dal grano al mais hanno subito ribassi a doppia cifra da inizio anno o rispetto allo stesso periodo del 2014.

Il principale imputato è la Cina, Paese che ha divorato materie prime negli ultimi trent’anni ad un ritmo sempre crescente, per costruire immobili ed infrastrutture in ogni angolo del Paese. Ora la crescita del gigante asiatico è pesantemente rallentata, da oltre un anno, ma le conseguenze del sensibile calo della domanda di materie prime hanno provocato un crollo delle quotazioni con ricadute negative sui Paesi produttori.

Leggendo le ultime analisi delle Banche Centrali di Canada ed Australia, due tra I principali produttori di materie prime, si intuisce quanto il problema sia reale ed anche drammatico. In particolare per il Paese australe, le cui esportazioni verso la Cina ammontano al 22% del totale, una dimensione veramente significativa.

Un’altra materia prima che rischia un prossimo calo di prezzo, meno conosciuta solo in quanto meno scambiata sui mercati finanziari, è l’acciaio.

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Il consumo di acciaio da parte della Cina rappresenta la metà di quello mondiale. Il picco è stato raggiunto nel 2013, insieme all’inizio del declino del forte sviluppo immobiliare. Il prezzo del metallo è infatti piuttosto stabile, rispetto alla caduta generalizzata del settore materie prime.

Secondo la banca di investimento J.P. Morgan, la domanda cinese di acciaio continuerà a calare fino al 2017 ed almeno di circa il -10%. Così espresso non sembra un dramma, ma per l’Australia è invece un grosso incubo, in quanto è il primo produttore mondiale di ferro, il principale ingrediente dell’acciaio, ed i cui prezzi sono crollati del -60% nell’ultimo biennio.

A compensare il calo dei consumi cinesi contribuisce l’incremento di domanda tra India e Sud Est Asiatico, mentre la produzione australiana è in diminuzione nel tentativo di tagliare i costi che, tuttavia, penalizzano la partenza di nuovi progetti. Ad aggiungere altri problemi all’Australia c’è anche l’esportazione di carbone verso la Cina, che è crollata a causa del rallentamento dell’economia asiatica e dello spostamento verso l’utilizzo di fonti di energia meno inquinanti, per arginare l’elevato inquinamento atmosferico.

L’Australia, rispetto ad altre economie asiatiche, Indonesia ad esempio, ha comunque la fortuna di non dipendere esclusivamente dalla produzione di metalli, ma può sfruttare la produzione casearia e bovina. La svalutazione del dollaro australiano aiuta, inoltre, le esportazioni e facilita l’arrivo dei turisti.

Infine, rispetto ai produttori di acciaio giapponesi, indiani e coreani, l’Australia ha meno da temere. I produttori asiatici hanno infatti imposto dazi per difendersi dall’eccesso di produzione cinese ed evitare un crollo dei prezzi.

Con la caduta dei prezzi dell’acciaio, i produttori australiani utilizzano la loro più elevata qualità di prodotto ed il minor costo del ferro per guadagnare quote di mercato. Per loro è fondamentale, infatti, non fermare la produzione.

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