Tuesday 01st December 2020,
Pinguinoeconomico

MERCATI FINANZIARI TRA EMERGENZA VIRUS, BASSA CRESCITA ed ELEZIONI AMERICANE

Le speranze di una continuazione del trend di ripresa economica nell’ultimo trimestre dell’anno sembrano vanificate in gran parte dalla seconda ondata di diffusione del coronavirus nelle principali economie mondiali.

Fanno al momento eccezione alcuni Paesi asiatici, tra i quali eccelle la Cina. Quest’ultima  sembra aver debellato o marginalizzato l’epidemia ad un tale livello di inconsistenza da poter anche rischiare di chiudere il 2020 con una crescita che sembrava insperata, solo ad inizio anno.

L’Europa sembra, al contrario, di nuovo in grossa difficoltà:  tutti gli indicatori macro  volgono verso una doppia recessione in virtù dei lockdown, parziali o totali, che molti governi hanno dovuto o voluto imporre negli ultimi giorni nel tentativo di fermare la seconda ondata di contagi.

Migliore si presenta la situazione economica negli Stati Uniti con molti indicatori in ripresa, malgrado il numero dei contagi stia tornando velocemente ai livelli del picco di aprile.

La volontà di tenere aperto gran parte del Paese contrasta con le esigenze di protezione sanitaria, ma attenua il peso delle ricadute economiche negative. La forza dei consumi privati, in parte alimentati anche dai generosi aiuti fiscali statali nel periodo marzo-giugno, ha tenuto a galla un’economia molto dipendente dall’attitudine al consumo dei cittadini.

Resta, tuttavia, il timore che tale comportamento possa attenuarsi o modificarsi nei prossimi mesi, in assenza di una forte ripresa consistente e duratura.

A tal proposito, il parlamento sta cercando di approvare un nuovo sostegno alle famiglie ed alle imprese, seppure di entità più modesta rispetto al precedente, ma i due partiti non hanno ancora trovato l’accordo né sulla cifra né sui provvedimenti aspettando probabilmente l’elezione presidenziale.

 

L’ELEZIONE DEL PRESIDENTE

Terminato il terzo ed ultimo dibattito elettorale, l’attenzione si sposta ormai sulle previsioni di voto: i tanto amati-odiati “exit-polls”.

Biden risulta in vantaggio dagli otto ai dieci punti in tutti i principali sondaggi, ma l’esperienza del 2016 quando anche la Clinton era avanti impone prudenza. Nello stesso anno ci fu a giugno anche il sorprendente risultato del referendum britannico sulla Brexit, di cui ancora si pagano le conseguenze in una trattativa di uscita estenuante.

 

L’IMPATTO SUI MERCATI FINANZIARI

Wall Street sconta già una vittoria di Biden, ma spera in un secondo mandato di Trump, molto più favorevole ai mercati finanziari ed a politiche espansive e di forte stimolo all’economia, sia dirette che indirette, attraverso il massiccio intervento della Federal Reserve.

Sembrerebbe pertanto più facile che il mercato possa salire, come fece nel 2016 dopo la vittoria un po’ a sorpresa del tycoon.

Più a rischio i mercati azionari europei che potrebbero risentire della forte recrudescenza del virus che coinvolge anche i Paesi più risparmiati nella prima ondata ed in particolare quelli dell’est europeo, Polonia e Cechia.

Sul mercato obbligazionario si gioca invece la vera futura partita: sia in caso di ripartenza dell’inflazione o in quello di un aumento esponenziale dei debiti pubblici, l’appeal dei bond potrebbe svanire, portando ad un rialzo più o meno repentino dei rendimenti su tutta la curva dei tassi, ma in particolare sulla parte lunga.

Infine le materie prime. Il rally recentemente iniziato potrebbe essere di lungo periodo, sebbene inframezzato da diversi “stop & go”.

A beneficiarne dovrebbero essere i principali metalli preziosi – oro ed argento – ed il rame, metallo industriale utilizzato nelle costruzioni e nelle reti di telecomunicazioni.

Più complicato prevedere invece le sorti del petrolio, legato a dinamiche di cartello e molto condizionato da un rallentamento della domanda mondiale, che non sembra ancora stabilizzata.

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