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USA: ACCORDO ALL’ULTIMO MINUTO MA I PROBLEMI RESTANO – LE CONSEGUENZE POLITICHE (II PARTE)

Pinguinoeconomico 18 ottobre 2013 Mondo Nessun commento
USA  ACCORDO ALL ULTIMO MINUTO MA I PROBLEMI RESTANO – LE CONSEGUENZE POLITICHE (II PARTE)

Al di là del Pacifico e dell’Atlantico che cosa abbiamo capito e quali sono le conseguenze economiche della battaglia politica tra Repubblicani e Democratici che ha portato gli Stati Uniti ad un passo dal default.

Sulle motivazioni del gioco del gatto, i democratici con il simbolo dell’asinello, con il topo, i repubblicani rappresentati dall’elefantino, cerchiamo di fare qualche approfondimento per non cadere nei soliti luoghi comuni anche se spesso giustificati (i politici sono tutti degli irresponsabili). Difficile per uno straniero capire per quale motivo il Congresso americano abbia chiuso parzialmente la macchina governativa per 16 giorni e sia arrivato a meno di 24 ore dalla scadenza per alzare il limite del debito pubblico con il rischio di iniziare nei giorni successivi la procedura di default per impossibilità di emettere nuovo debito.

D’altra parte sfido un americano che a malapena conosca qualcosa dell’Italia e sappia geograficamente dove sia localizzata a capire quello che è successo nel nostro Parlamento la scorsa settimana con la crisi politica e la richiesta di fiducia tolta e poi ridata al premier prima da una parte e poi da tutta una fazione della maggioranza. Insomma un vero ginepraio che discredita sempre di più una classe politica già molto squalificata in molti Paesi.

E’ necessario quindi un passo indietro di un ventennio per capire le ragioni di quello che è sembrato un pazzesco ed assurdo braccio di ferro accaduto a Washington per quasi un mese e che ha tenuto con il fiato sospeso primi ministri, tesorieri, ministri delle finanze e banchieri di tutto il mondo.

L’amministrazione Clinton aveva raggiunto il pareggio di bilancio ed anche un piccolo surplus alla fine del suo secondo mandato elettorale. Poi è stato eletto  nel 2000 Bush junior e da lì sono iniziati i problemi che Obama ha contribuito ad allargare in parte per le necessità sociali causate dallo scoppio della grande recessione (2008) ma anche per incapacità nel gestire una crisi economica profonda e seguita da una ripresa economica tra le più deboli in assoluto dopo un ciclo recessivo, malgrado la potenza di fuoco messa in campo dalla Banca Centrale (FED).

Bush è partito in discesa grazie all’eredità di Clinton ma, per nostra sfortuna e di tutti coloro che ci hanno rimesso la vita, dopo meno di un anno gli Stati Uniti hanno subito l’attacco terroristico alle Torri Gemelle e da qui usando una frase retorica e molto inflazionata il mondo è cambiato. Sono iniziate la guerra al terrorismo con fiumi di denaro spesi (fino a 4mld al giorno) per finanziare le campagne militari e poi le missioni di mantenimento in Iraq ed Afghanistan. Nell’ultimo anno della sua presidenza il deficit che è salito progressivamente anno dopo anno è arrivato a 800mld di dollari.

Poi c’è stato il fallimento di Lehman Brothers e l’elezione di Obama con grandi speranze per la novità di un presidente di colore ma tutte disattese. A parziale attenuante bisogna sottolineare che la crisi economica che ha seguito il fallimento della banca d’affari è stata devastante e profonda e ha messo in ginocchio il Paese che non si è ancora (e mai ci riuscirà) ripreso. Lo Stato ha agito in modo invasivo per salvare l’economia finanziando pesantemente alcuni settori in pieno collasso ed in particolare il sistema finanziario (banche e assicurazioni) e l’auto. Ci sono state alcune storie di successo e la spesa del salvataggio si è rivelata un investimento per Washington ma le banche hanno beneficiato di denaro a tassi minimi che hanno utilizzato per operazioni speculative altamente remunerative evitando ristrutturazioni pesanti, la riduzione del grado di leva finanziario e l’esposizione in derivati.

Oltre 10 milioni di posti di lavoro andarono persi tra il 2008 e il 2009 e le persone che vivono solo grazie ai servizi sociali sono raddoppiate nell’ultimo quadriennio. La conseguenza è stata l’esplosione del deficit che per quattro anni consecutivi ha superato il trilione annuo con il picco di 1,5 trilioni nel 2009 ed il debito che è praticamente raddoppiato passando da 9,5 a 17 trilioni di dollari. Rendendosi conto che la situazione fosse insostenibile le due parti politiche hanno deciso di dare una sforbiciata al budget ma come sempre accade in politica gli interessi di parte sono intoccabili. Poiché attualmente repubblicani e democratici controllano ognuno un ramo del Parlamento il Paese è assolutamente ingovernabile

Riassumo i punti chiave della reciproca strategia politica dei due partiti storici, peraltro ben noti sin dalla loro nascita:

-          DEMOCRATICI: sono più a sinistra e quindi come in altri Paesi sponsorizzano tasse più elevate per i benestanti, una spesa pubblica aggressiva a tutela delle classi più deboli  con un più pesante intervento dello Stato in economia.

-          REPUBBLICANI: sono più conservatori invece e sono favorevoli ad una imposizione fiscale meno rigorosa e ad una economia più liberale senza aiuti esterni/pubblici o ridotti al minimo.

Fatta questa lunga premessa il braccio di ferro tra i due partiti è iniziato circa un anno fa quando i due schieramenti si sono affrontati sui tagli al budget 2013 per ridurre il deficit. Abbiamo quindi avuto il fiscal cliff con un accordo in extremis il giorno di capodanno per posticipare la decisione al 1 marzo 2013 il cosiddetto sequestration. Anche in questo caso le due fazioni non hanno trovato l’accordo e sono diventati esecutivi i tagli automatici ai sussidi e l’aumento di alcuni contributi che erano stati sospesi da quasi un decennio dal presidente Bush in cambio di maggiori tasse sui redditi oltre i 400.000$. Si parla di importi contenuti pari a 85mld in un anno vale a dire la quantità di titoli che la FED compra in un mese per mantenere i tassi a livelli infimi. Tuttavia l’impatto è stato positivo sui conti pubblici ed il deficit quest’anno (l’esercizio fiscale americano chiude al 30 settembre) è sceso a 650 mld pari al 4% del PIL contro l’oltre 10% di tre anni fa, un miglioramento che nessun Paese europeo con austerità aggressiva è riuscito a conseguire.

Ma questa volta la ragione del contendere che ha generato uno scontro durissimo è stata la riforma sanitaria voluta dal Presidente e fortemente osteggiata dai repubblicani. Approvata da un parlamento interamente democratico nel 2009 l’Affordable Care Act più nota come OBAMACARE in onore del suo promotore ha l’obiettivo di dare una copertura sanitaria ai 50mln di cittadini che ne sono sprovvisti perché indigenti. In realtà la copertura sarebbe estesa a non più di 15mln di persone. L’entrata in vigore della riforma è previsto da inizio 2014 con le iscrizioni iniziate dal primo di ottobre. I repubblicani contestano la riforma perchè è stata approvata dai democratici e giudicata troppo onerosa per le casse governative ma anche per le aziende. Hanno perciò chiesto un anno di rinvio proponendo alcune modifiche e minacciando lo shutdown ed il default nel caso non fossero state accettate dai democratici.

I repubblicani hanno ceduto ed il partito è ora spaccato tra i moderati che hanno firmato la resa ed i radicali ultraconservatori del Tea party osteggiati anche dalle grandi corporation che abitualmente finanziano il partito.

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