Tuesday 21st January 2020,
Pinguinoeconomico

USA – IL SETTORE MANIFATTURIERO E’ IN RECESSIONE

Secondo i dati pubblicati la scorsa settimana, l’attività del settore manifatturiero statunitense ha raggiunto i minimi dal giugno 2009.

Tuttavia, non dobbiamo troppo enfatizzare questo dato così negativo, in quanto la debolezza di questo settore non si è ancora diffusa al resto dell’attività economica del Paese e non è certo che questo avvenga  nei prossimi mesi.

In generale, infatti, l’economia americana si sta ancora comportando bene, non solo in valore assoluto, ma soprattutto rispetto alle altre economie occidentali, in crescita anemica o sul bordo di una prossima recessione, che sembra ormai inevitabile in molti Paesi nel 2020.

Il Pil americano si manterrà nel 2019 attorno ad una crescita del due per cento con il tasso di disoccupazione ai minimi degli ultimi 50 anni ed un dollaro ancora molto forte.

Rispetto ad una decina di anni fa il peso del settore manifatturiero nei confronti del Pil è ulteriormente diminuito, scendendo dall’11 all’9% del totale, in parte per l’ulteriore delocalizzazione delle produzioni, ma anche per un calo della domanda generalizzata di alcuni beni anche negli Stati Uniti.

Sicuramente la discesa dell’indice manifatturiero non è da sottovalutare, in quanto è avvenuta per il quinto mese consecutivo e l’indicatore ha toccato i 47.2 punti, un livello ben al di sotto della soglia dei 50 punti, spartiacque tra espansione e recessione.

In aggiunta, la produzione industriale domestica è in calo nel Paese sin dalla fine del 2018 ed il settore manifatturiero è l’unico che ha un saldo negativo tra licenziamenti e nuove assunzioni, mentre anche gli investimenti sono in calo da diversi mesi.

Ci sono almeno quattro motivazioni del recente declino del settore manifatturiero americano:

  • La guerra commerciale
  • La debolezza dell’attività macro economica mondiale
  • Il dollaro forte che penalizza le esportazioni
  • L’automazione degli impianti.

Questi elementi persisteranno anche nel 2020 e continueranno a penalizzare la crescita del settore, al pari degli investimenti che rimangono in secondo piano rispetto alle politiche di buybacks, preferite soprattutto dalle grandi società quotate.

Tuttavia, l’andamento del settore manifatturiero non è più il solo barometro per giudicare la salute di un Paese, tanto più negli Stati Uniti e l’economia americana rimane solida grazie soprattutto ai consumi privati, che continuano ormai da decenni ad essere il traino della crescita domestica e.

Negli ultimi anni si è assistito ad uno progressivo spostamento degli investimenti verso il settore dei servizi, in particolare la tecnologia e la finanza, mentre la dimensione del comparto manifatturiero si è progressivamente ridotta anche in seguito alla progressiva delocalizzazione verso il Messico e la stessa Cina.

La domanda da porsi è quanto rimanga solida l’economia a stelle e strisce anche in presenza di un settore manifatturiero già in recessione da alcuni mesi.

Sicuramente molto più forte di quello che l’andamento di un unico settore, ormai sempre più marginale, oggi rappresenti.

Molti indicatori della crescita economica risultano in parte superati o poco indicativi.

A tal proposito, anche l’utilizzo del Pil come barometro assoluto della crescita economica di un Paese rimane ormai vetusto ed in alcuni casi facilmente manipolato ad uso interno, come avviene da anni in Cina.

Il dollaro è ad esempio un indicatore molto più attendibile sulla crescita economica interna e la sua forza conferma la maggiore solidità degli Stati Uniti, da alcuni anni, rispetto a molti partner europei ed asiatici, che hanno invece deliberatamente svalutato le proprie monete nel tentativo di migliorare le rispettive posizioni competitive.

Il più lungo ciclo economico positivo della storia americana, oltre al sostegno finanziario della Federal Reserve e dei buybacks azionari, continua ad influenzare positivamente il rally infinito di Wall Street.

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