Monday 30th March 2020,
Pinguinoeconomico

WALL STREEET TRA FINE ED INIZIO ANNO

Quello che si sta per chiudere sarà ricordato come un anno molto soddisfacente per il mercato azionario americano, che ha raggiunto guadagni che hanno sfiorato il venticinque per cento per il listino tecnologico e poco inferiori per il Dow Jones e lo S&P500.

I tremori della prima settimana di dicembre non dovrebbero avere la forza di far deragliare il fortissimo trend rialzista, che appare sempre più inarrestabile. Molto dipenderà dalla firma dell’accordo commerciale tra USA e Cina (Fase 1) e dalla rimozione delle tariffe da parte di Washington sulle importazioni di merci cinesi, che dovrebbero diversamente essere applicate con decorrenza 15 dicembre.

Il sostegno della Casa Bianca e della Federal Reserve è stato indispensabile per il conseguimento del rally azionario, ma non va sottovalutata l’influenza significativa in termini numerici dei buybacks azionari in un mercato che ha visto forti deflussi, al contrario, da parte dei fondi istituzionali nel corrente anno.

 

I FONDAMENTALI MACRO ECONOMICI DOMESTICI

Il rally del 2019 del mercato azionario americano ha sorpreso molti analisti, in quanto l’economia interna, benchè ancora in fase di espansione, ha già evidenziato qualche segno di decelerazione. In particolare, il settore manifatturiero è già in recessione da oltre 4 mesi, mentre grosse difficoltà sono presenti anche in quello agricolo, pesantemente colpito dalla guerra commerciale, oltre che da una disastrosa stagione metereologica: inondazioni hanno prima rallentato la semina e poi decurtato i raccolti di cereali.

E’ in rallentamento anche il comparto delle costruzioni e quello dei trasporti, mentre preoccupa l’indebitamento di quello petrolifero.

E’ pur vero che l’economia interna dovrebbe ancora crescere ad un ritmo di poco superiore al due per cento almeno per il corrente anno e si spera anche per il prossimo, ma si tratta del livello più basso dal secondo mandato di Obama, mentre l’effetto della draconiana riforma fiscale di Trump sembra sia già svanito dopo meno di due anni.

 

LE PROSPETTIVE PER IL 2020

Federal Reserve e buybacks saranno ancora le stampelle di Wall Street anche nel prossimo anno, ma con alcuni distinguo.

Sul primo tema l’efficacia del taglio dei tassi si sta dimostrando sempre più effimera. Il livello dei debiti, soprattutto societari, è così elevato che il pesante onere influisce sulla redditività aziendale e pregiudica la crescita economica.

Il secondo argomento è anch’esso in parte collegato al primo. Molte aziende si indebitano sia per realizzare mastodontici programmi di riacquisto di azioni proprie per diversi miliardi di dollari o, altresì, per pagare dividendi, dirottando risorse dall’attività caratteristica dell’azienda alla finanza.

Questo meccanismo perverso è ormai in voga da anni ma si è accentuato nell’ultimo biennio, grazie alle maggiori risorse disponibili grazie alla riduzione delle aliquote fiscali sulle imposte, che hanno liberato risorse defluite dagli investimenti verso Wall Street.

A tal proposito, gli utili aziendali continueranno a decrescere, già dal trimestre in corso, quando saranno a crescita zero o forse anche negativi, raggiungendo il picco inferiore dal 2014.

Da ultimo non bisogna dimenticare che il 2020 sarà anche l’anno elettorale e per Trump è fondamentale che l’economia continui a crescere e soprattutto Wall Street a volare. Per tale ragione ha inasprito le sue pressioni sul chairman della Fed – Powell – sin dalla fine dello scorso anno, costringendolo al cambio di politica monetaria da restrittiva ad espansiva  con tre tagli dei tassi di interesse da luglio ad ottobre.

In definitiva, Wall Street sembra immune da grossi scossoni nei prossimi mesi. Solo un clamoroso inasprimento delle relazioni con la Cina od un serio peggioramento del quadro macro economico interno potrebbero provocare una correzione, che manca ormai da oltre dieci anni.

 

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