Wednesday 16th January 2019,
Pinguinoeconomico

WALL STREET – I 10 RISCHI DEL FUTURO “BEAR MARKET”

La chiusura del finale della scorsa ottava al di sotto dei minimi di ottobre riapre l’attenzione sulla recente debolezza dei listini americani e sulla possibilità che il trend rialzista possa ormai essere messo in discussione nelle prossime settimane.

Dopo 103 mesi consecutivi di rialzo, Wall Street si trova attualmente nel secondo più esteso “Bull market” della storia moderna dietro solo a quello del 1990-2000 che ne durò 110.

In media, i precedenti sette periodi rialzisti sono durati 76 mesi ed il declino medio dal picco degli ultimi sei è stato del 51%.

Analizziamo ora i 10 motivi per i quali il trend positivo potrebbe cambiare:

  • I mercati si muovono anticipando il ciclo economico e la crescita dei profitti aziendali. Entrambi si stanno in realtà indebolendo, sebbene in misura non così eclatante. Dal 1780 ad oggi ci sono state 47 recessioni e dal 1860 almeno una per decennio, tranne nell’attuale, malgrado qualche economista sostenga che ne arriverà una nel secondo semestre del 2019.
  • L’imprevedibilità di Trump. Le continue esternazioni del Presidente americano cominciano a danneggiare il mercato, provocando un innalzamento del nervosismo e di conseguenza della volatilità. Nell’ultimo mese le sedute con variazioni degli indici oltre un punto percentuale sono state all’ordine del giorno e molto superiori alla media storica degli ultimi anni. Si assiste inoltre ad una riduzione della fiducia del business e dei consumatori che impatta negativamente sulla crescita economica.
  • Il cambiamento di politica monetaria. Il passaggio da una politica monetaria ultra espansiva ad una più restrittiva non ha inizialmente danneggiato il mercato, ma ora che i tassi stanno tornando ad un livello normale, l’impatto comincia a sentirsi sule aziende più indebitate.
  • Le stime della crescita economica e dei profitti aziendali sono troppo elevate. Con il Pil previsto in salita tra uno e due punti percentuali nel primo semestre e negativo nel secondo, l’outlook economico sarà rivisto al ribasso. In aggiunta, alcuni settori vedranno una significativa contrazione dei profitti, ad iniziare dalle vendite al dettaglio e dai finanziari.
  • La sfida cinese. Sarà la battaglia per l’egemonia economica del prossimo decennio. Gli Usa partono con il coltello dalla parte del manico nei confronti della Cina, ma la guerra dei dazi è una battaglia che danneggerà entrambe le economie aziendali e sta già lasciando il segno sulle quotazioni di entrambe le Borse dei due Paesi.
  • La forza/debolezza della tecnologia. Quello che è stato il settore trainante della crescita del mercato, ne sta diventando il tallone di Achille con i ben noti titoli FAANG, che sono già quasi tutti in “Bear market”, ad eccezione di Microsoft.
  • La zavorra del debito. Il livello di leva finanziaria, sia pubblica che privata, è di nuovo superiore a quello precedente la deflagrazione della crisi finanziaria. A contribuire alla lievitazione dei debiti, il livello dei tassi di interesse ai livelli minimi da sempre. Tale fardello è vulnerabile nei confronti di qualsiasi nuovo rialzo dei tassi di interesse. In particolare, nel settore degli high yield la quantità di titoli retrocessi da rating A- a BBB è la più elevata dall’ultimo trimestre 2015.

 

  • La struttura attuale del mercato lo rende più vulnerabile rispetto alle precedenti crisi.La presenza di numerosi prodotti passivi come gli ETF e di strumenti che hanno come unico obiettivo di replicare un indice, una valuta o una materia prima rendono il mercato molto più fragile rispetto ai grandi crolli precedenti.
  • Tassi a breve e dividend Yield sullo S&P500. Il “dividend Yield” sullo S&P500 è di circa l’1,8% e va confrontato con quello del Treasury ad un mese al 2,35%, del sei mesi al 2,54% e dei dodici mesi al 2,68%, che diventano più interessanti rispetto al rendimento dell’equity.
  • Il quadro tecnico. Oltre alla vicinanza dei listini ai minimi di ottobre e di marzo 2018, Wall Street è anche influenzata negativamente da molti listini, sia europei che asiatici, già in fase di correzione rispetto ai massimi. In alcuni casi domestici, il trend rialzista di lungo periodo, ormai decennale, è già stato intaccato come nel caso del Dow Jones Transportation il quale, insieme al Dow Industrial, è un precursore dell’andamento del mercato.

 

 

DESTINO SEGNATO ?

Per quanto sopra sembrerebbe di sì, ma il mercato si trova anche in una situazione di iper venduto, dalla quale potrebbe facilmente rimbalzare anche significativamente.

Al contrario, diversi titoli sono incorsi, rispetto ai massimi di agosto, in perdite importanti e si trovano già in “Bear market,” ma hanno corso così tanto nell’ultimo triennio che potrebbero ulteriormente scendere.

Gli indici stanno inoltre testando, gà nella settimana pre natalizia, i minimi dello scorso marzo, finora supporto mai perforato.

Wall Street deciderà comunque da sola, come ha sempre fatto nell’ultimo decennio, il proprio destino, evitando di farsi condizionare dagli altri mercati, per quanto rimanga più sensibile da inizio anno agli eventi geopolitici esterni.

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