Spesso i mercati guardano solo alla Federal Reserve o alla BCE, ma la vera “bomba a orologeria” sotterranea dell’ultimo ciclo economico è stata proprio la Bank of Japan (BOJ) e lo smantellamento progressivo del Yen Carry Trade.
Ecco per quale motivo il Giappone rappresenta il perno invisibile da cui possono scaturire crolli e “flash crash” sulle borse globali.
1. Cos’è stato lo “Yen Carry Trade” – L’ATM (bancomat) del mondo
Per oltre vent’anni, il Giappone ha mantenuto i tassi d’interesse a zero o negativi. Per i grandi fondi d’investimento, gli hedge fund e le banche mondiali, il meccanismo era un “bancomat a costo zero”:
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Prendevano in prestito trilioni di Yen a tassi vicini allo 0%.
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Convertivano quegli Yen in Dollari o Euro (svalutando lo Yen).
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Compravano asset ad alto rendimento in giro per il mondo: Big Tech americane, azioni a Wall Street, BTP italiani, debito emergente e persino le cripto valute.
Questo flusso gigantesco ha drogato e spinto al rialzo le valutazioni di tutti i mercati azionari mondiali per decenni.
2. Il corto circuito: Cosa succede quando la BOJ alza i tassi?
Quando la Bank of Japan ha iniziato ad alzare i tassi d’interesse, passando dai tassi negativi al ciclo rialzista intrapreso negli ultimi anni, il giocattolo ha iniziato ad evidenziare le crepe in due punti simultanei:
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Il costo del debito sale: chi si è indebitato in Yen non paga più lo 0%, ma tassi crescenti. Il margine di guadagno (carry) si assottiglia drasticamente.
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Lo Yen si apprezza improvvisamente: se i tassi giapponesi salgono e i capitali rientrano a Tokyo, lo Yen si rafforza rispetto al Dollaro.
Il trauma valutario: Se hai preso a prestito 100 milioni di Yen quando 1 Dollaro valeva 160 Yen, e improvvisamente lo Yen si rafforza a 140 o 130 per dollaro, il tuo debito misurato in dollari è aumentato del 15-20% senza che tu abbia fatto nulla.
3. L’effetto domino: “La deleverage” forzata (Repatriation)
Per chiudere le posizioni ed evitare perdite devastanti sul cambio, gli investitori globali sono costretti a fare l’operazione inversa a catena:
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Vendere gli asset su cui avevano investito: ecco perché vendono d’impatto i titoli Tech su Wall Street o le azioni europee.
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Riconvertire quei liquidi in Yen.
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Restituire i prestiti alle banche giapponesi.
Questo processo si chiama Unwinding del Carry Trade (lo smantellamento del carry trade). Il problema è che il volume di denaro coinvolto è mostruoso (stimato in migliaia di miliardi di dollari). Se tutti cercano di uscire dalla stessa porta stretta contemporaneamente, il mercato azionario mondiale crolla per mancanza di acquirenti d’impatto.
Un assaggio di questo fenomeno si è già visto ad agosto 2024, quando un piccolo rialzo a sorpresa dei tassi di interesse nipponici da parte della BOJ (dallo zero ad appena lo 0,25%) fece crollare il Nikkei del 12% in un solo giorno e travolse Wall Street per diverse sedute.
4. Perché il rimpatrio dei capitali spaventa l’Occidente?
Gli investitori istituzionali giapponesi (come il loro Fondo Pensioni Governativo GPIF, il più grande al mondo) sono stati per decenni i principali finanziatori del debito pubblico americano ed europeo.
Con la BOJ che alza i tassi e offre rendimenti finalmente interessanti “a casa loro” sui titoli di Stato giapponesi (JGB), i giapponesi non hanno più alcun motivo di rischiare i propri soldi all’estero. Smetteranno di comprare Treasuries USA o titoli di stato europei, provocando un aumento strutturale dei tassi di interesse nel mondo occidentale per attirare nuovi acquirenti.
IN SINTESI
Il Giappone è stato la principale fabbrica di liquidità a basso costo per la finanza globale. Ora che la fabbrica di denaro sta chiudendo e pretende la restituzione dei soldi, il sistema finanziario globale con elevato debito e ad alte valutazioni soffre di una pesante “crisi di astinenza”.










