Tuesday 12th December 2017,
Pinguinoeconomico

L’ULTIMA GRANDE BOLLA STA PER SCOPPIARE ?

Azioni, obbligazioni, immobili e materie prime. Non sono settimane, ma mesi ed in alcuni casi anche anni che sostengo che queste bolle gigantesche scoppieranno, forse tutte insieme, provocando un’altra crisi economica e finanziaria di proporzioni inimmaginabili ed impreviste, paragonabile solo alla catastrofica recessione iniziata nel 2008 e che ancora coinvolge molti Paesi mondiali, Italia inclusa.

Credo, altresì, che anche l’ultima Grande bolla stia già scoppiando: la fiducia nelle Banche Centrali nel risolvere tutti i problemi. Venti anni fa gli analisti dicevano di non combattere la Banca del Giappone (“don’t fight the Bank of Japan”). Due mesi fa la stessa frase è stata pronunciata nei confronti della BCE, quando ha comunicato l’acquisto di titoli di emittenti corporate (ABS) e prospettato anche quello dei governativi (QE). Ora, con la fine della infinita stagione del quantitative easing da parte della Fed, prevista per fine ottobre, e , con dati macroeconomici che confermano che l’intera economia mondiale sta di nuovo zoppicando, forse è arrivato il momento di “combattere ANCHE la Fed”. Il tentativo della più importante Banca Centrale al mondo, poi scimmiottato anche da Giappone, Cina, e Gran Bretagna, di combattere la deflazione con trilioni di dollari stampati, è miseramente fallito. L’enorme liquidità creata è stata canalizzata, quasi solo esclusivamente nei mercati finanziari ed il crollo dei quali, da molti profetizzato,  non si è ancora verificato. Al contrario, gli indici azionari hanno inanellato decine di record, stabilendo, in molti Paesi, nuovi massimi storici. Ogni tentativo di correzione è per ora miseramente fallito con rimbalzi repentini, accompagnati da modesti volumi, ma sempre a seguito di notizie di nuovi interventi, da parte delle Banche Centrali, ad alterare la liquidità dei mercati.

Che cosa manca all’apocalisse ?  Nessuna bolla tiene all’infinito e nemmeno gli indiioo inanellato decine di record, stabilendo, in molti Paesi, nuovi massimi storici. ci azionari potranno salire all’infinito sfidando la forza di gravità, in quanto mai i mercati sono stati così slegati dall’economia reale, sempre più in affanno. Un primo forte segnale di nervosismo è arrivato a cavallo della metà di ottobre con la correzione di molti indici che hanno raggiunto anche il -10%. Molti analisti hanno addossato la responsabilità di questo mini crollo ai timori per la diffusione del virus di Ebola e alla nuova recessione in Europa, ormai conclamata, la terza in sette anni. Mi sembra, tuttavia, che queste interpretazioni siano estremamente riduttive e che ciò che sta accadendo sia abbondantemente, come sempre nell’ultimo lustro, sottostimato. Non si tratta infatti di una normale correzione, ma di una progressiva presa di coscienza dell’inutilità e degli effetti controproducenti del massiccio intervento delle autorità monetarie mondiali per salvare i mercati finanziari dal crollo. Anche nei due giorni successivi all’ultima caduta dei listini azionari, due membri della Fed, Draghi e la Banca Centrale cinese sono intervenuti verbalmente o direttamente sui mercati monetari, acquistando titoli o iniettando nuova liquidità nel sistema finanziario.

Per quasi sei anni, uno dei più incredibili “bull-markets” della storia è coinciso con la più debole ripresa post recessione dalla seconda guerra mondiale in avanti. La caduta di questo mese dimostra, invece, che qualcosa nella testa degli investitori stia cambiando e che la fede incrollabile nella Fed e nei suoi seguaci potrebbe presto evaporare, con conseguenze disastrose per la tenuta degli indici azionari.

In poche sedute lo Standard & Poor’s 500 ha lasciato sul “parterre” il -9,8 %. Al di là di Ebola e della fine del QE3, concluso il 27 ottobre, gli investitori si interrogano sulla mancanza di crescita economica, rispetto alle performance dei mercati, nei cinque anni precedenti. Dal marzo 2009 fino a giugno 2014, lo  S&P 500 è cresciuto del + 4,7% a trimestre, circa cinque volte rispetto al Pil statunitense. Si tratta della differenza più elevata dal 1947..!

L'ULTIMA GRANDE BOLLA STA PER SCOPPIARE

L’economia americana continua a perdere trazione, malgrado l’uso smodato di tecniche non convenzionali da parte della Fed per far ripartire la crescita economica. Il grafico dimostra infatti che l’intervento della Banca Centrale ha raggiunto l’obiettivo di riportare la ricchezza privata vicino ai livelli record del 1998 e del 2004, grazie alla bolla immobiliare ed a quella degli assets finanziari, ma non è riuscita a riattivare i consumi, vero motore dell’economia a stelle e strisce, che tuttora languono.

L’errore, grave e strutturale, delle Banche Centrali è il tentativo, o meglio la presunzione, di poter eliminare il ciclo economico.

Di fronte al salutare crollo dei mercati tra la fine del 2008 ed inizio del 2009, che hanno ripulito ogni eccesso dei due decenni precedenti, le autorità monetarie hanno deciso, di comune accordo, di sopprimere la volatilità (espressa dall’alternarsi di sedute negative e positive), con la conseguenza di posticipare solamente un nuovo crollo, che sarà presumibilmente ancora più ampio e devastante del precedente. Il segnale del 2011 è già stato dimenticato, ma tutto ciò che ne fu la causa non è stato risolto ed anzi, in molti casi, si è ulteriormente deteriorato.

C’è infine un tentativo disperato di combattere la deflazione nella stratificazione ormai pluriennale della politica monetaria così ultra-espansiva delle Banche Centrali. In realtà, è la scusa dell’ultimo biennio, per sostenere, ancora una volta, il rialzo infinito dei mercati.  Oramai siamo tutti consapevoli, malgrado le continue bugie perpetrate da economisti, media finanziari e guru accademici, che il prossimo crollo dei mercati coinciderà con una crisi economica ancora più pesante della precedente e dalla quale ci vorranno decenni per poterci risollevare. Dunque bisogna evitare che il giocattolo si rompa, ed a qualsiasi prezzo. Ma le crepe sono troppe ed evidenti e questa volta si può incominciare, non solo a pensare, ma anche a combattere la Fed, sempre più nell’angolo ad aspettare di gestire lo scoppio delle ennesime bolle, ancora una volta da lei create.

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