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PORTORICO – LA NUOVA GRECIA AMERICANA

Pinguinoeconomico 26 febbraio 2014 Mondo Nessun commento
Puerto-Rico-Map

Dopo quattro mesi dallo scoppio della crisi e dal mio precedente articolo, torno a scrivere delle difficoltà del’isola caraibica, dopo il recente taglio di rating delle tre agenzie internazionali a “junk”, spazzatura.

Sin dallo scorso ottobre, la crisi del debito portoricano sembrava molto preoccupante e necessitava di un salvataggio federale o di una ristrutturazione del debito. Ora la situazione sembra ancora più compromessa.

Molti pensano che Portorico sarà salvata da Washington a causa delle obbligazioni in diversi fondi pensione, ma l’entità del default è pari a oltre $70 miliardi, abbastanza vicino a quello dell’Argentina nel 2001, che fu di $95 miliardi. Nel giugno scorso ricordiamo che il Governo non è intervenuto nella bancarotta di Detroit che ammontò “solo” a $18 miliardi.

Intanto la quotazione del bond portoricano è crollata a $55 dagli 80 prima del “downgrade”. Molti fondi sono stati costretti infatti a vendere i titoli, non potendo per statuto possedere titoli con rating spazzatura.

Puerto-Rico-bond-index

La situazione economica è oltretutto poco incoraggiante.

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Portorico è in seria recessione dal 2007 e nello steso periodo il debito pubblico è quasi raddoppiato in valore assoluto, passando da $40 a $70 miliardi di dollari.

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Mentre il rapporto debito/Pil ha superato il 100%.

Diverse sono le convergenze con la crisi economica greca: la persistente recessione, l’alta disoccupazione, l’elevato peso del debito rispetto alla modesta popolazione, l’emigrazione in aumento.

La crisi dell’isola caraibica stava proseguendo al rallentatore, ma ha purtroppo subito una decisa accelerazione, dopo il declassamento delle agenzie di rating.

Tutte le misure di austerità intraprese dal nuovo governatore per cercare di sistemare i conti pubblici sono una goccia nel mare e, come già sperimentato, alimentano ulteriore recessione e nuova povertà.

Impossibile ormai porre un freno alla crescita del debito e alla disoccupazione che ha raggiunto il 15,4%. In aggiunta, il costo della vita continua a salire, insieme alla criminalità, l’abbandono dell’istruzione e la fuga di professionisti verso il continente americano.

Formalmente Portorico non può dichiarare bancarotta, ma nulla vieta che diventi insolvente, non essendo in grado di ripagare il proprio debito.

Al pari della Grecia le misure applicate per ridurre il deficit, che nel 2013 era ancora di $2,2 miliardi, hanno danneggiato il settore privato con aumenti sull’energia elettrica, acqua e nuove tasse. Le vendite del commercio al dettaglio crollano, mentre i negozi chiudono e le città sono sempre più desolanti e pericolose. L’industria più fiorente sembra quella del commercio illegale di stupefacenti.

La popolazione è pari a 3,6 milioni di abitanti. Il Pil pro capite è intorno ai $15.200, la metà dello Stato del Mississippi, il più povero degli Stati Uniti. Il 73% della popolazione riceve un sussidio alimentare (food stamps), nel Mississippi il 22%.

Trovare lavoro è molto complicato e la popolazione emigra. Sia nel 2011 che nel 2012 è scesa dell’1% e questo andamento sembra accelerato nel 2013. Questa percentuale è oltre sette volte la perdita di abitanti del West Virginia, lo Stato americano con il più elevato tasso di emigrazione. La diaspora è un ulteriore problema: gli abitanti rimasti subiranno un maggior onere per tentare un insperato riequilibrio dei conti pubblici.

Infine anche le aziende stanno scappando per i costi insostenibili, pari al doppio che nella madrepatria. Una serie di nuovi tributi sono stati introdotti, portando il livello di tassazione a livelli anche paradossali.

Il Governo locale deve trovare almeno $2 miliardi entro metà marzo per integrare le garanzie sui prestiti ricevuti a causa del peggioramento del rating. Una corsa contro il tempo.

La condizione di Stato auto-amministrato ha contribuito al disastro economico di Portorico. La sottovalutazione dei problemi strutturali, già evidenziati in precedenza, ed il peggioramento della recessione economica post 2007-2008 sono stati l’ulteriore aggravante che ha portato l’isola alle soglie del dissesto finanziario. Cattiva amministrazione e corruzione sono poi sempre presenti in tutte le recenti crisi. Purtroppo non si intravede alcuna soluzione positiva e questa non sarà certamente l’ultima puntata della storia.

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