Monday 11th December 2017,
Pinguinoeconomico

SETTIMANA 10 – 16 MARZO 2014

I mercati azionari hanno vissuto una settimana molto negativa. La crisi ucraina è peggiorata, avvicinandosi alla scadenza del referendum sulla sovranità della Crimea. Le tensioni finanziarie si sono estese alla Cina, dopo il primo default di una obbligazione corporate già nella precedente settimana e dati macroeconomici molto deboli che confermano il rallentamento dell’economia cinese. Stessa musica anche per l’economia a stelle e strisce.

MERCATI FINANZIARI: Partiamo dai mercati azionari americani con lo S&P500 che perde il -2%. Il Dow Jones è sceso per cinque giorni consecutivi, prima volta dal maggio 2012, mentre il Nasdaq ha avuto la peggior settimana negli ultimi nove mesi.  In Europa continua la discesa sia di Francoforte che della Borsa di Mosca, entrambe molto coinvolte economicamente nelle ripercussioni della crisi ucraina. L’indice tedesco registra le due peggiori settimane dal giugno 2012 e con una caduta dai massimi del -8%. Più accentuato il crollo dell’indice russo, oltre il 10%, ai minimi  da cinque anni e mezzo (Lemanh Brothers). Male anche il Nikkey giapponese in picchiata del -6% nella settimana. Milano, dopo aver registrato un nuovo massimo dell’anno, nella giornata di giovedì, perde il 3% in due sedute.

Continua la discesa dei rendimenti dei Paesi periferici. Nuovi emissioni di Spagna ed Italia continuano a registrare rendimenti in calo record su qualsiasi scadenza. Il decennale irlandese scende addirittura sotto il 3% (2,99%). Le tensioni militari e finanziarie spingono gli investitori verso il rifugio obbligazionario, considerato meno a rischio: bund tedesco a 1,54% e treasury americano in calo di 15 basis points a 2,64%.

Crolla anche il rame che mette insieme le due peggiori settimane negli ultimi 30 mesi, mentre l’oro guadagna il 3% e segna un +12% da inizio anno. Anche il petrolio flette e scende sotto i $100, a  $98.

MERCATI EMERGENTI: le maggiori tensioni politiche economiche sono concentrate su Russia ed Ucraina, ma prosegue la rivolta in Venezuela, mentre riprende anche la protesta in Turchia.

TURCHIA: La lira turca è caduta a 2,22 avvicinandosi ai  livelli pre-aumento dei tassi di interesse, mentre i rendimenti delle obbligazioni a due anni sono saliti oltre l’11%, raggiunto  a metà del 2009. Le previsioni di crescita per il 2014 sono state aggiornate al 2014, ma si tratta di stime troppo ottimistiche. Sono riprese anche le proteste contro il Governo in diverse città del Paese, in seguito alla morte di un ragazzo di 15 anni, in coma da nove mesi per un gas lacrimogeno. Il 30 marzo ci saranno le importantissime elezioni presidenziali, prova del fuoco per Erdogan e la sua coalizione di governo.

UCRAINA:  situazione critica in attesa dell’esito quasi scontato sul referendum sulla sovranità della Crimea. Mosca continua ad ammassare truppe sul Mar Nero e vicino al confine orientale ucraino.  In settimana si sono registrati due morti a Donestk e tre in un’altra città dell’Ucraina orientale tra militanti neo nazisti e pro russi. L’Europa e gli USA hanno minacciato sanzioni economiche in caso di annessione o di invasione sovietica, ma la ritorsione danneggerebbe significativamente diverse economie europee, troppo dipendenti dalla Russia sia per le forniture di gas ma anche per gli investimenti finanziari sul territorio russo. La situazione rimane molto tesa e non troverà facilmente una soluzione diplomatica in tempi brevi. Putin è consapevole infatti che il resto del mondo non è coeso sull’applicazioni di sanzioni economiche.

RUSSIA:  Goldman Sachs taglia le prospettive di crescita del Paese dal +3% al +1%. Continua la discesa del rublo e dei bond governativi. Il presidente di Gazprom ha venduto azioni della società nelle scorse settimane. Putin attende l’esito del referendum in Crimea, prima di intraprendere qualsiasi azione militare. Migliaia di persone hanno sfilato sabato a Mosca contro il presidente ed un intervento militare, a favore della pace in Ucraina.

VENEZUELA: il numero di morti è salito a 24 da inizio anno. La protesta fatica a decollare perché rimane ristretta alla classe media del Paese, stremata dal populismo ultradecennale del binomio Chavez-Maduro, mentre i poveri restano fedeli al Governo malgrado anche la loro situazione economica diventi sempre più critica. I beni di prima necessità continuano a scarseggiare e finiscono in Colombia ed a Panama per il contrabbando, a causa del controllo dei prezzi imposto.

EUROPA: Produzione industriale italiana batte le attese, salendo del +1% sul mese a gennaio, dopo la caduta del -0,8% a dicembre e sopra il consenso del +0,4%. Sull’anno la crescita è del +1,4%, contro il -0,7% sia del mese precedente che previsto.  I dati francese e spagnolo invece deludono. Quello transalpino non va oltre un +0,2% sul mese contro il -0,6% di dicembre ed il +0,2% previsto, mentre quello iberico registra un +1,1% contro un -2,2% a dicembre e sotto la stima del +1,8%.

GERMANIA:  Import ed export crescono a gennaio al maggior ritmo degli ultimi due anni. +2,2% export , dopo il calo del -0,9% di dicembre, mentre l’import balza del +4,1%, seguendo la caduta del -1,4% del mese precedente. In base a questo dato la confindustria tedesca alza le stime di crescita al +1,7% per il 2014.

ITALIA: prosegue la salita inarrestabile del debito pubblico che raggiunge i 2.089 miliardi a gennaio, malgrado la riduzione degli spreads, le manovre correttive. Nel primo mese dell’anno la crescita è stata di 20 miliardi.

SPAGNA: vendite al dettaglio dimostrano che la ripresa nel Paese è in atto. Crescono a gennaio del +0,5% sul mese precedente, dopo la discesa del -1% di dicembre e ben oltre la stima di un -0,8%.

GRECIA: disoccupazione a gennaio dal  27,5%, dal 27% di dicembre. Il numero di greci che lavora è sceso in una anno di altri 2,5% a 3,555 milioni. Le esportazioni scendono a gennaio del -4,3%, prima volta in cinque anni, mentre le importazioni  scendono del -9,4%. A febbraio i prezzi scendono del -1,1%, completando dodici mesi consecutivi di deflazione.

CIPRO:  Il governatore della banca centrale si è dimesso per divergenze con il governo. Sono ripresi i colloqui per la riunificazione del Paese, tra la parte greca e quella turca. L’isola è separata dal 1974, ma un accordo è ancora molto lontano anche se più possibile, vista la crisi economica nella parte greca ed il bisogno di uscire dall’isolazionismo della parte turca.

USA:  Prosegue la crescita del credito al consumo anche a gennaio con un +5,3% su anno, in leggera discesa rispetto al 6,2% registrato a dicembre. La fiducia dei consumatori cala a febbraio a 79,9 dagli 82 del mese precedente ed il livello più basso dal luglio 2013. Male le vendite di McDonalds a febbraio con un -1,4% sul mercato interno, il quarto mese consecutivo di discesa e la striscia negativa più lunga in oltre un decennio.

PORTO RICO: forte domanda per l’emissione del bond allargato a $3,5 miliardi al tasso dell’8,875%. Gli investitori sono stati attratti dal rendimento ed hanno sottoscritto l’emissione, malgrado l’impellente rischio di default per lo Stato americano, convinti che i progressi finanziari finora conseguiti possano evitarlo.

ASIA: la disoccupazione in Corea del Sud sale al 3,9% a febbraio, rispetto al +3,2% previsto, livello più elevato in tre anni. La fiducia dei consumatori in Australia cade ai minimi degli ultimi 10 mesi.

GIAPPONE:  rivede le stime di crescita al ribasso per il quarto trimestre 2013 al +0,2%, dal +0,3% precedente. Le spese per investimenti  ed i consumi privati rimangono deboli e l’export non è così forte da sostenere una convinta ripresa. Con questi segnali l’economia rischia di contrarsi nel secondo trimestre 2014 in aggiunta all’incremento dell’IVA dal 5 all’8%, introdotto dal prossimo primo aprile.

La Banca Centrale prosegue la sua politica espansiva di creazione ¥60-70 trilioni all’anno, ma delude chi si aspettava azioni ancora più aggressive. La deflazione riprende a mordere a gennaio con crescita dei prezzi negativi – 0,2% sul mese precedente, peggiore variazione mensile dal dicembre 2012 ed annuale dal giugno 2013.

CINA: I dati macroeconomici usciti in settimana confermano il rallentamento in atto e le difficoltà di governo e banca centrale nel contenere la bolla finanziaria. La crescita della produzione industriale rallenta nel primo bimestre al +8,6% dal 9,7% dell’anno precedente e delude le attese per un +9,7%. Le vendite al dettaglio salgono del +11,8% rispetto al +13,6% previsto. Il deficit commerciale a febbraio (due mesi) ammonta a $23 miliardi. Per la prima volta in due anni, e la seconda in oltre un decennio, la Cina registra un segno negativo oltre i $10 miliardi. Inoltre ci sono stati quattro casi, dal primo trimestre 2004 in avanti, nei quali il Paese registra un deficit negativo, di qualsiasi importo. Il dato preoccupante è il crollo del -18,1% (+7,5% le aspettative) dell’export sull’anno precedente, mentre l’import cresce del +10,1%.

La banca centrale allarga nel weekend la banda di oscillazione dello yuan dall’1 al 2% e questa mossa provocherà ulteriore instabilità sui mercati finanziari. Lo yuan è già sceso da inizio anno di circa il 3%, il maggior calo dalla crisi del 2008.

VALUTE: vola l’euro fino a 1,40 contro dollaro per poi ritracciare a fine settimana sotto 1,39. Lo Yen si rafforza a 101,5 contro il dollaro e la chiusura del carry trade ha innescato la caduta dei mercati azionari nelle ultime due sedute. Debole anche la sterlina, ai minimi sull’euro da inizio anno.

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