Tuesday 12th December 2017,
Pinguinoeconomico

STATI UNITI: L’IMPATTO DELLA CRISI BRASILIANA

Il rallentamento della crescita del Brasile, colpito dal crollo dei prezzi delle materie prime, preoccupa Washington per le diverse analogie tra l’economia carioca e quella americana, quest’ultima troppo dipendente dai consumi privati.

BRASILE

Il Brasile è la più grande economia della regione latino-americana e da due anni è entrata in una crisi profonda. Le previsioni del Pil per il corrente anno sono state continuamente riviste al ribasso fino ad un attuale -2,1%, ma potrebbe anche precipitare al -3%. I tassi di interesse sono risaliti al 14,25%, massimo da oltre un decennio, mentre l’inflazione ha superato la soglia del 10% ed il cambio real/dollaro è crollato del 50% in un anno e mezzo, tagliando la capacità di spesa dei consumatori. Anche il credito al consumo, ulteriore motore della crescita economica nell’ultimo decennio, si è prosciugato, lasciando molti privati senza nuove liquidità a dover riscadenzare i debiti. Infine, la corruzione dilagante ha sconvolto l’establishment di Petrobas, la più grande azienda del Paese, e messo sotto accusa anche il governo, la cui Presidente Rousseff rischia l’incriminazione.

Il crollo dei prezzi delle materie prime e la debolezza della domanda cinese sono state le cause scatenanti della crisi improvvisa, e per molti inaspettata, dell’economia brasiliana. Il tasso di disoccupazione è salito al 7,6% (la regione di San Paolo perde oltre 20.000 lavoratori al mese, principalmente nel settore auto).

Grazie all’accesso al credito, quaranta milioni di brasiliani sono approdati alla classe media, nell’ultimo decennio, ma ora una grande percentuale di essa rischia di sprofondare nuovamente in povertà. Il livello delle sofferenze è salito infatti al 3,1% del totale erogato, il livello più elevato negli ultimi 18 mesi. Un’idea della dimensione del fenomeno risulta dalla percentuale dei debiti privati rispetto al reddito, cresciuta negli ultimi dieci anni dal 20 al 46%, mentre nello stesso periodo i prestiti bancari sono aumentati del 500%. Con l’aumentare del numero di default, anche il sistema bancario domestico sarà sottoposto ad un forte stress, nei prossimi anni, per sopportare le crescenti perdite.

STATI UNITI

L’ultimo report della Fed rileva che la spesa per consumi ha raggiunto il nuovo record di 3,47 trilioni di dollari, in larga misura finanziato dal credito bancario. Il debito privato ha ripreso a crescere in modo preoccupante e lo scorso giugno è incrementato di altri 27,2 miliardi di dollari (il maggiore incremento mensile dalla fine del 2001) a luglio di ulteriori 18,9 e ad agosto di 16 miliardi. Un totale di 61 miliardi in un trimestre con oltre il 90% concentrato sui prestiti auto e allo studio, ma anche sulle carte di credito.

Le previsioni sono inoltre di un ulteriore incremento di debiti nei prossimi mesi per affrontare le spese natalizie, mentre i redditi non crescono e gli affitti continuano a salire.

Lo stesso report della Federal Reserve conferma una nuova situazione di stress per il consumatore americano. Negli “student loans” la percentuale di debitori in arretrato nei pagamenti delle rate ha raggiunto il 16,3%, mentre quella sulle carte di credito l’8,5%.

GLI USA IL PROSSIMO BRASILE?

L’elevata dipendenza del Brasile dalle materie prime ha lanciato il Paese nell’élite delle economie mondiali nella scorsa decade, mentre ora la trascina in recessione, in seguito al crollo dei prezzi delle stesse. Gli Stati Uniti, al contrario, hanno una storia imprenditoriale di successo, la quale negli ultimi trentacinque anni è stata anch’essa, talvolta, troppo agevolata dal credito facile. Ora entrambi i Paesi hanno un elevato debito privato, ma negli Stati Uniti i consumi contribuiscono al 70% del Pil e non possono arretrare. Il timore è che il debito venga ora estinto in parte con nuovi finanziamenti, posticipando solo in avanti il momento di nuove insolvenze e di un probabile calo dei consumi, un vero incubo per l’economia a stelle e strisce.

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