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WALMART – DOVE E’ FINITO IL SOGNO AMERICANO?

Pinguinoeconomico 28 novembre 2013 Economia Nessun commento
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Wal-Mart, fondata da Sam Walton nel 1962, è il più grande rivenditore al dettaglio nel mondo che distribuisce prodotti alimentari, elettronica e abbigliamento.  Oggi è la più grande catena operante nel canale della grande distribuzione organizzata con sede nei principali paesi del mondo, Cina compresa. Negli ultimi anni l’azienda è finita più volte nel mirino delle critiche per il trattamento dei propri dipendenti e la strategia di globalizzazione che ha penalizzato i mercati domestici privilegiando gli acquisti da produttori stranieri ed in particolare orientali a costi molto contenuti. Le vendite a prezzi bassi hanno finanziato l’espansione territoriale del colosso della grande distribuzione a scapito dei concorrenti più piccoli. Sul lato occupazionale è indiscutibile che Wal-Mart sia la prima azienda privata americana per numeri di posti di lavoro e la seconda dopo la pubblica amministrazione ma come vedremo i crescenti malumori che coinvolgono la società sembrano ampiamente giustificati. Malgrado l’elevato numero di dipendenti la rappresentanza sindacale è osteggiata se non anche discriminata per evitare di dare voce alle crescenti proteste dei lavoratori per le condizioni di lavoro e di salario molto penalizzanti.walmart-dove-e-finito-il-sogno-americano-2 Difficile pensare che Wal-Mart sia uno dei posti di lavoro preferiti dagli americani quando vediamo la foto sopra pubblicata e scattata in uno dei loro grandi magazzini in Ohio. In questo punto vendita i lavoratori sono stati invitati a mettere a disposizione cibo a favore dei colleghi che non si possono permettere  di acquistare generi alimentari per la cena della festività del Thanksgiving, ultimo giovedì di novembre, e storico giorno di ritrovo per intere famiglie sparse per la vastità del territorio americano. E’ ammirevole che qualcuno in una azienda si preoccupi delle condizioni economiche dei propri colleghi che sono così poveri da non potersi permettere un pranzo festivo (il costo medio per una famiglia è poco superiore ai 50$ ed il menù principale è a base di tacchino) ma è altresì sbalorditivo e forse anche angosciante. Questa è l’esatta dimostrazione di quanto la qualità del lavoro negli Stati Uniti si sia velocemente deteriorata negli ultimi anni e delle implicazioni sociali per la collettività che deve finanziare centinaia di migliaia di cittadini mal pagati che non riescono ad essere economicamente autosufficienti. Wal-Mart è come già sottolineato il più grande datore di lavoro degli Stati Uniti ed ha registrato un reddito operativo nel 2012 di 26,5 miliardi di dollari.  Ma la società non è obbligata a pagare ai dipendenti un salario decente e nemmeno il salario minimo previsto che è spesso più elevato rispetto a quanto erogato. E’ inoltre una tale potenza economica che nessuno è in grado di imporglielo. Ma mentre i profitti vanno all’azienda, lo Stato e quindi i cittadini attraverso nuove tasse si fanno carico dei costi sociali generati da questa politica aziendale. Come vedremo molti impiegati della Wal-Mart sono iscritti all’assistenza sanitaria per i poveri (Medicaid) e ad altre forme di assistenza governativa mentre coloro che gestiscono l’azienda godono di salari stratosferici. Non si tratta della solita banale demagogia ma di evidenziare sperequazioni che sono diventate inaccettabili anche tra i sostenitori di un libero mercato senza regole. Ad inizio settimana il CEO dell’azienda è andato in pensione con un pacchetto complessivo di 113mln di dollari, pari a  6.182 volte il salario medio aziendale. In base a quanto ufficialmente dichiarato dall’azienda il 53% dei lavoratori pagati ad ore guadagnano meno di 25.000 $ lordi pari a 2.000$ al mese. Secondo un articolo pubblicato su Businessweek 300 impiegati di un solo Wal-Mart nel Wisconsin ricevono complessivamente un milione di dollari all’anno in programmi di pubblica assistenza, poco più di 3.000 $ a persona. Questa politica aziendale è il frutto della finanza aggressiva e perversa che obbliga le aziende a presentare trimestralmente a Wall Street bilanci sempre in crescita per soddisfare la fame di analisti ed investitori. Si tratta di una pura miopia perché la persistente ricerca della massimizzazione del profitto nel breve periodo continua a produrre un solco sempre più evidente nel Paese tra ricchi e poveri. Wal-Mart non è infatti disponibile, anche se potrebbe tranquillamente farlo, a pagare i giusti stipendi ma “preferisce” scaricare i costi sui contribuenti che attraverso i programmi di “welfare” governativi sono costretti a farsi carico di questi nuovi poveri. In molti Stati gli impiegati di Wal-Mart rappresentano il più consistente numero di persone iscritto al programma di Medicaid dalla Florida, al Missouri fino alla Pennsylvania dove uno su sei dei 48.000 dipendenti assistiti costano allo stato oltre 15mln di dollari all’anno. Quindi le imposte dei cittadini americani vanno a bilanciare quello che Wal-Mart dovrebbe invece versare direttamente ai propri dipendenti erogando loro un salario decoroso. Tutto questo mentre i sei eredi del fondatore Sam Walton dichiarano congiuntamente una ricchezza pari ad un terzo di quella di tutti gli americani. Ma allora perchè le persone continuano a lavorare per Wal-Mart ? La risposta è semplice e molto triste. Ci sono infatti sempre meno posti di lavoro disponibili negli Stati Uniti: dal 2000 ad oggi il numero dei lavoratori senza una occupazione è cresciuto di 27 milioni e la crisi occupazionale è diventata ormai strutturale e per ora anche irreversibile come elencato di seguito. Anche il New York Times ammette che la disoccupazione di lungo termine (quella oltre i sei mesi) è cresciuta nel paese del 220% dal 2007. E’ evidente che ci sono milioni di disperati che accetterebbero qualsiasi lavoro anche male retribuito. La conseguenza è che la qualità del lavoro nella prima democrazia al mondo continua a deteriorarsi e con essa anche redditi e salari. Attualmente il 65% dei lavoratori americani guadagna meno di 40.000 $ lordi mentre il 40% incassa meno di quanto un suo corrispettivo lavoratore a tempo pieno a salario minimo percepiva nel 1968. Anche i lavori ben remunerate diminuiscono. Nel settore tecnologico della biofarmaceutica tra gennaio e fine ottobre sono spariti 19.507 posti di lavoro, il 68% d’aumento rispetto allo scorso anno. I posti di lavoro crescono invece nella area della capitale Washington dove le lobby e le entrature politiche consentono le assunzioni dei soliti raccomandati con stipendi e bonus ben superiori alla media nazionale. Recentemente anche I dipendenti di McDonalds sono entrati in sciopero perchè chiedono una aumento del salario minimo. Il mercato del lavoro è molto cambiato dall’ultima crisi. Il 77% delle  persone che hanno trovato un nuovo lavoro durante gli ultimi cinque anni hanno accettato decurtazioni di stipendio. Coloro che percepiscono redditi molto bassi devono invece trovare un secondo lavoro. Il risultato è che il numero di occupati sembra aumentare ma la crescita economica è completamente imballata. Oltre 47 milioni di americani sopravvivono grazie ai FOOD STAMPS, tessere alimentari distribuite per acquistare gratuitamente generi alimentari, oltre il doppio rispetto ai 21mln quando Obama fu eletto nel 2008. Il grande sogno americano è ormai tramontato dalla fine millennio e continua sola a creare nuovi poveri.

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