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DOLLARO – ECCO COSA SCHIANTERA’ LE BORSE

Pinguinoeconomico 17 febbraio 2015 Mercati finanziari 2 commenti
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Sei anni di inarrestabili rialzi hanno ormai convinto, anche i più scettici, sulla inviolabilità e la resistenza di questi mercati finanziari ed in particolare degli indici azionari. Neanche la Grecia od il conflitto in Ucraina scalfiscono la sfrontata insicurezza degli investitori, così come la sempre più vicina minaccia dei fondamentalisti islamici dell’ISIS, che controllano ormai mezzo Medio Oriente ed ora anche la vicina Libia.

Proclamare che anche questa volta non sarà diverso ed il mercato crollerà su sé stesso rovinosamente è ormai quasi ridicolo e controproducente, ma la salita logaritmica contro la forza di gravità ha pericolosi precedenti nella storia finanziaria. Tutte le bolle sono scoppiate e tanto più grosse, tanto più rovinosamente. Come, quando e perché sono già stati analizzati diverse volte. Questa volta mi soffermerò sul “cosa” farà crollare i mercati.

Se abbiamo detto che i mercati sono insensibili a qualsiasi evento macroeconomico ed ai fondamentali, teniamo presente, tuttavia, che negli ultimi sei mesi è scoppiata una nuova guerra e senza esclusione di colpi: una battaglia a suon di svalutazioni concorrenziali, condite da operazioni straordinarie e massicce di allentamento monetario (“money printing”) da parte delle Banche Centrali.

In questo gli Stati Uniti sono stati i precursori ed in qualità di leader hanno vinto i primi round di questa guerra finanziaria. Ora però, dopo un deludente bilancio di questa manovra, hanno dovuto alzare bandiera bianca, terminando lo stimolo monetario. Tuttavia, il dollaro si è velocemente rivalutato. Il trend continuerà e sappiamo che il rafforzamento del biglietto verde ha quasi sempre provocato dei grossi scossoni nei mercati finanziari. In aggiunta, questa volta, il movimento è troppo veloce, anche perché sospinto dal crollo delle “commodities”, che sono dollaro-correlate.

I Paesi emergenti stanno andando in notevole sofferenza valutaria. Brasile e Turchia, ma anche Indonesia e Sud Africa hanno recentemente ritoccato il minimo delle loro rispettive valute, rispetto al biglietto verde. Divise deboli, importano una elevata inflazione e non sempre sono bilanciate da un miglioramento della bilancia dei pagamenti. Il Giappone ne è infatti un esempio lampante, con le esportazioni che sono cresciute molto meno delle previsioni, malgrado la svalutazione dello yen di oltre il -20%, mentre le importazioni sono invece aumentate portando il saldo dal surplus storico degli anni precedenti ad un debito pericoloso.

Le economie che sono legate al dollaro, ed in particolare sempre i Paesi emergenti, iniziano ad accumulare forti deficit, che vanno in alcuni casi ad aggiungersi con debiti in aumento. Infine molti debiti pubblici e privati sono erogati nella valuta americana e diventa sempre più oneroso restituirli, quando la valuta si apprezza così velocemente.

Fin qui abbiamo analizzato la parte economica sulla quale si appoggia, tuttavia, anche la parte finanziaria e speculativa, legata ad ogni asset quotato e scambiato sui mercati regolamentati.

Il mercato valutario è (ma pochi lo sanno) il più liquido al mondo, con oltre cinque miliardi di contratti scambiati quotidianamente.

Le posizioni di “carry trade” sul dollaro sono superiori ai 9 trilioni. Significa che operatori finanziari si indebitano nella valuta americana per reinvestire in attività finanziarie a remunerazioni che prevedono superiori. Per avere un’idea sull’entità di tale dimensione, il Pil della Grecia è pari a $240 miliardi, lo spagnolo a $1 trilione, quello domestico a $1,7 e quello transalpino intorno ai $2,2 trilioni. Tutti insieme non raggiungono l’entità delle posizioni aperte sul biglietto verde.

Quando un operatore si indebita in una valuta diversa da quella domestica, deve restituire interessi e capitale nella valuta nella quale si è indebitato. Tuttavia, qualora questa divisa cominci a rafforzarsi, iniziano i guai. Negli ultimi giorni si è parlato dei mutui in franchi svizzeri, sottoscritti dai privati in molti Paesi dell’est Europa. Il caso è stato solo più evidente perché avvenuto in poche ore, mentre il dollaro continua a rafforzarsi lentamente, ma senza pause da inizio agosto, come mostrato dal grafico seguente.

DOLLARO - ECCO COSA SCHIANTERA' LE BORSE

Un pensiero va ad esempio all’industria statunitense dello shale, oil che si è pesantemente finanziata sul sistema bancario per cavalcare il boom del settore. Coloro che non hanno utilizzato adeguate coperture sulla valuta, ora soffrono, in pochi mesi, disastrose perdite su cambi le quali, in alcuni casi, non possono essere rimborsate.

Alcuni pensano che la fiammata del dollaro sia un fuoco di paglia, ma i movimenti valutari sono normalmente molto lunghi nel tempo, prima che ci possa essere un’inversione.

Ad un motivo grafico, come sotto mostrato, si aggiungono anche i fondamentali economici più brillanti degli Stati Uniti, la paura per la tenuta dell’euro e la manovra di quantitative easing europeo, che si confronta con quella americana, appena terminata.

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Nessuno si potrà salvare dall’uragano dollaro. Le materie prime continueranno a scendere e porteranno con loro una nuova crisi sui mercati emergenti fino a riversarsi, in tempi brevi, anche sui mercati azionari.

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2 Comments

  1. Claudio 9 luglio 2015 at 0:27

    Penso che a breve vedremmo un’altra valuta o un mix di valute sostituire il dollaro negli scambi commerciali, ormai in triste declino

    • Pinguinoeconomico 9 luglio 2015 at 22:08

      Credo che siamo già su questa strada da oltre un anno. Russia e Cina, in testa, ma anche altri Paesi si stanno attrezzando per mettere alla corde il biglietto verde. La supremazia valutaria, come del resto anche quella militare, sono un pallido ricordo del secolo scorso. Infine gli Stati Uniti stanno perdendo il ruolo di superpotenza economica cedendo sempre più spazio ai BRICS.

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