Wednesday 22nd November 2017,
Pinguinoeconomico

ECONOMIA USA – L’IMPATTO DEI “MILLENIALS” SULL’ ECONOMIA DOMESTICA

Con tale sostantivo negli Stati Uniti si definiscono i giovani compresi tra i 18 ed i 35 anni, nati di conseguenza tra il 1980 ed il 2000, una categoria di consumatori molto significativa in particolare per l’economia a stelle e strisce.

Tuttavia, una buona fetta di questi consumatori non hanno partecipato al boom della fine degli anni novanta ed hanno vissuto, invece, la bolla delle dot.com o la Grande Recessione del 2008, od addirittura entrambe, le quali hanno avuto un impatto sulle abitudini di consumo anche definitive dei giovani consumatori.

Malgrado il tasso di disoccupazione a settembre sia calato al 4,2%, gli incrementi salariali orari su base mensile sono piuttosto modesti ed hanno ripreso anche a scendere negli ultimi due mesi.

MILLENIALS - 1

Il reddito medio dei millenials si attesta intorno ai $40.000 annui, poco al di sopra della soglia di povertà stimata, nel Paese, in circa $24.000 ma al di sotto del salario medio minimo americano pari a $51.000.

Tale livello così modesto sta iniziando a creare problemi anche a livello di credito al consumo. Secondo un report pubblicato dalla Federal Reserve, il 18% delle rate degli student loans sono in default od in ritardo sulle scadenze di pagamento.

In aggiunta, il debito dei meno anziani tra la popolazione statunitense è superiore a quello della media nazionale ed alle successive fasce di età.

MILLENIALS - 2

Più sorprendentemente, il livello di crescita dell’indebitamento è  esponenziale ed impone alle future generazioni, ad iniziare dai millenials che invecchiano, una inevitabile modifica delle abitudini di consumo.

Già negli ultimi anni, i giovani hanno dimostrato una maggiore propensione verso la “sharing economy”, l’economia della condivisione, che li spinge a contenere gli acquisti di beni durevoli.

E’ infatti indiscusso che, tra questa fascia di consumatori, gli acquisti di prime abitazioni siano in forte diminuzione al pari dell’automobile, che viene sostituita da forme di mobilità alternative e più a buon mercato.

Anche l’acquisto di un prodotto nuovo viene a volte sostituito con qualcosa di usato, quando è possibile, in particolare nel settore dell’abbigliamento.

I millenials sono inoltre considerati, a torto o a ragione, i maggiori imputati per il crollo verticale del modello retail “brick and mortar”, quello dei grandi centri commerciali come l’abbiamo sempre vissuto negli ultimi quarant’anni ed ora in forte crisi, proprio partita negli USA. Lo spostamento verso gli acquisti online ha trovato profondo seguito proprio tra i più giovani.

 

SINTESI

La nuova filosofia dei consumi rischia di avere conseguenze definitive sull’economia a stelle e strisce nei prossimi anni.

I millenials non sono grandi consumatori come i “Gen X” o i “Baby Boomers” e si portano sulle spalle un debito già elevato, che non consente loro di risparmiare sufficientemente per potersi permettere una casa od un’auto.

La cicatrice della Grande Recessione li espone inoltre ad una maggiore prudenza, in quanto molti di loro non hanno mai partecipato agli eccessi che hanno caratterizzato la fine del secolo scorso, né   possono  sperare che si possano prima o poi ripetere.

Questa situazione,  concreta e già manifesta nell’economia americana,  preoccupa sensibilmente anche la Federal Reserve, che teme la riduzione dei consumi delle nuove generazioni nei prossimi anni ed il relativo impatto sulla crescita del Pil in misura strutturale.

Tuttavia, tale fenomeno, per quanto già ben conosciuto, non è così facile da contrastare in virtù dell’effetto psicologico che aleggia nei giovani che hanno vissuto l’ultima crisi e che non hanno minimamente beneficiato dell’effetto ricchezza creato dalla Banca Centrale nel mondo finanziario con l’inflazione degli assets più noti, quali gli immobili e le azioni, ma che non costituiscono il patrimonio principale dei millenials.

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