Monday 11th December 2017,
Pinguinoeconomico

L’ECONOMIA SVIZZERA CONFERMA CHE LA GERMANIA PUO’ ABBANDONARE L’EURO

Sono ormai anni, con l’accendersi della crisi greca, che si parla ripetutamente, ad ogni acuirsi delle tensioni finanziarie mondiali, della possibile uscita di qualche Paese mediterraneo dalla moneta unica. Nelle ultime settimane il focus è stato ristretto sempre più sul Paese ellenico, quasi ad un passo dall’abbandonare l’euro.

Pur con qualche rinata perplessità, il Paese europeo più sostenitore dell’euro è sempre stata la Germania. Si stima, infatti, che la prima economia europea abbia guadagnato 30-40 miliardi annui dalla creazione della moneta unica, grazie alle mancate svalutazioni dei Paesi periferici che rendevano meno competitivo il marco rispetto alle altre valute. In realtà, il mito di una divisa forte che penalizza le esportazioni è abbastanza da sfatare. La Svizzera, per quanto sia una economia piccola e di nicchia, né è tuttavia una conferma illuminante.

E’ come l’adagio che il prezzo del petrolio basso sia un bene per l’economia. I consumatori né hanno sicuramente un beneficio, ma talmente ridotto da non influenzare i consumi in misura significativa. Diversamente, i mancati introiti fiscali degli Stati produttori, i fallimenti di diverse società e la perdita di posti di lavoro ad alto reddito non compensano la riduzione del prezzo della materia prima.

Tornando alla Svizzera, l’economia elvetica dimostra da oltre trent’anni che una moneta forte è un valore aggiunto e non un punto di debolezza. Tale assioma è confermato anche quest’anno dopo la decisone imprevista della Banca Centrale del 15 gennaio scorso di sganciare il cambio fisso con l’euro a 1,2 che ha provocato una rivalutazione del franco del 15% in pochi minuti.

Dal punto di vista economico, l’euro è un progetto fallito in quanto ha generato tassi di disoccupazione molto elevati ed una crescita economica stagnante. Il risultato è in parte la conseguenza della grande recessione americana del 2008, ma la moneta unica non ha consentito ai singoli Paesi membri la necessaria flessibilità per tornare a crescere velocemente, come invece è accaduto negli Stati Uniti.

Pertanto ci saranno altre ragioni per le quali l’establishment politico tedesco non prende neanche in considerazione che un Paese possa uscire dall’euro o che, viceversa, sia proprio la Germania a tornare al vecchio marco tedesco. Tuttavia, nessuno in Germania prende in considerazione le riforme greche e questo tira e molla continuerà ad alimentare il dibattito e la polemica sull’euro.

Alla fine, il vero motivo che spinge la Germania a rimanere nell’euro o ad obbligare la Grecia a restarvi è la paura della forza del marco tedesco che era diventata una delle divise più potenti al mondo e rendeva le esportazioni tedesche molto care.

La maggior parte di questi timori sono, tuttavia, infondati. Se analizziamo, infatti, l’andamento dell’economia elvetica durante gli ultimi sei mesi, da quando la Banca Centrale è stata costretta a rivalutare il franco svizzero del 15% in poche ore, vediamo che le preoccupazioni tedesche sono perlomeno eccessive. Anche nella Confederazione, le esportazioni hanno un peso rilevante nella determinazioni del Pil, superiore al 12%.

Con l’apprezzamento del cambio, il potere di acquisto dei cittadini elvetici è cresciuto ed anche gli acquisti di beni di importazione in valuta euro, mentre sorprendentemente le esportazioni non hanno subito contraccolpi particolari a causa del sensibile apprezzamento della valuta domestica.

Credo che la motivazione principale sia dovuta alla qualità delle merci esportate. Il mondo compra beni svizzeri non perché siano a buon mercato, ma in quanto perché di elevata manifattura (orologi, medicinali e cioccolato) o servizi con alta reputazione (banche e assicurazioni).

Questo è accaduto anche negli ultimi trent’anni con la divisa elvetica che si è sempre rivalutata (+130%), mentre le esportazioni sono cresciute, nello stesso periodo, del +200%.

L’esempio svizzero non è tuttavia, una eccezione. La Germania stessa ed il Giappone nel ventennio post bellico e gli Stati Uniti, più recentemente, hanno dimostrato che una valuta forte va a braccetto con esportazioni in crescita e solide economie. Non c’è mai stato infatti un caso di economie che abbiano prosperato, per un lungo periodo, con una valuta debole, o viceversa economie deboli con una valuta forte.

Il punto centrale è che le valute forti non crescono dal nulla, ma sono il risultato di economie forti, molto orientate all’esportazione. Pertanto, la logica di indebolire il cambio per favorire le esportazioni non funziona, o almeno nel lungo periodo dopo un vantaggio competitivo temporaneo, ma effimero sulla lunga distanza.

In sintesi, la Germania deve prendere esempio dalla lezione svizzera e non deve temere un ritorno al marco tedesco od una disgregazione dell’euro nel quale i Paesi Mediterranei, Francia compresa, si sfilano e rimangono nella moneta unica solo quelli del centro Europa.

Mantenere infatti la Grecia, obtorto collo, all’interno dell’euro non fa che indebolire la divisa stessa rimandando solo il problema, ma non lo risolve definitivamente.

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2 Comments

  1. P.l.Comberiati 5 agosto 2015 at 1:12

    Personalmente sono sempre stato del `opinione che solo
    le monete forti danno garanzia di lavoro e sicurezza.
    Condivido totalmente l `articolo del giornalista.
    Pur avendo passato L `85 % della mia vita in Germania,
    non sono in grado di dare un giudizio sul `uscita della Germania
    dal `euro.
    Per quanto riguarda la Grecia , sono d `accordo con l `articolo
    : l `uscita della Grecia e`solo stata posposta.
    Il concetto di stato organizzato con responsabilita`individuali nei suoi
    confronti non e`una virtu`mediterranea, sopratutto da un popolo
    rimasto alla dominazione ottomana.
    L ùnico concetto che mi sento di esprimere con zero possibilita di sbagliarmi e`che allo stato attuale , l `unione europea ha bisogno urgentemente di riforme radicali per la sua sopravvivenza.

    • Pinguinoeconomico 7 agosto 2015 at 14:47

      Per l’Unione europea il percorso è molto in salita, in quanto le forze disgreganti e populiste rischiano di avere la prevalenza su quelle unioniste, a corto di idee, riforme e soprattutto soldi.
      I Paesi hanno una divisa forte quando sono in grado di attirare investimenti stabili e riflettono una solidità finanziaria. Questo non è mai accaduto all’Italia nell’ultimo ventennio del secolo scorso, prima dell’introduzione dell’euro, ed ai Paesi emergenti, a parte qualche rara eccezione nell’ultima decade, perlopiù speculativa, che sta già evaporando e che porterà presto ad una nuova crisi valutaria come quella del 1997 in Asia.

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