Friday 22nd September 2017,
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MERCATI FINANZIARI – CHE COSA è CAMBIATO NEGLI ULTIMI DUE GIORNI ?

Pinguinoeconomico 13 ottobre 2013 Mercati finanziari Nessun commento
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Le ultime due sessioni dei mercati azionari della settimana conclusa sono state caratterizzate da consistenti rialzi dei listini. Il Dow Jones è salito di oltre 500 punti in due sedute (+3%) mentre il “cugino”  S&P500 è tornato sopra i 1.700 punti ad un passo dal recente record storico stabilito il 18 settembre dopo l’improvvisa ed inaspettata decisione della Federal Reserve di rinviare il “tapering” ossia la diminuzione della quantità di acquisti di titoli per stimolare l’economia nota anche come “quantitative easing”.

Volano anche i listini europei con Francoforte e Parigi ad un passo dai massimi annuali che per la Germania rappresenta anche il massimo storico. Sugli scudi anche Madrid e Milano che ritornano ai livelli della precedente crisi del debito USA del settembre 2011.

Ma è vera gloria ed il rialzo proseguirà anche in questa settimana ?

L’attenzione dei mercati è tuta rivolta a Washington e alla scadenza del limite del debito. Entro il 17 ottobre infatti il parlamento americano deve decidere se alzare il livello del debito pubblico che è stato fissato in 16,7 trilioni e sarà raggiunto in quella data. In caso di mancato accordo il Tesoro statunitense non potrà emettere nuovo debito ma solo quello che andrà a sostituire le prossime scadenze. Poiché il deficit annuale si è attestato a -850mld di dollari circa è evidente che nei giorni o nelle settimane successive il governo federale non riuscirà a sostenere tutte le spese tra interessi sul debito, assistenza sociale, sanità e dovrà selezionare prima delle priorità di spesa e successivamente dichiarare default sul debito qualora le uscite siano superiori alle entrate del bilancio.

Sembra uno scenario da fantascienza e preso in scarsa considerazione dagli investitori che lo davano per impossibile ma la scadenza si avvicina. L’impasse politica tra Democratici e Repubblicani ci fa sorridere in confronto con le diatribe politiche del nostro parlamento. Ma la posta in gioco è molto più elevata: il fallimento della prima economia mondiale con le conseguenze disastrose a cascata su tutta la finanza ed economia mondiale.

La disponibilità dei repubblicani di giovedì 11 nel concedere al Presidente Obama uno spostamento del “debt ceiling” al 22 novembre, in cambio di trattative sui tagli al budget ed uno spostamento nella attuazione della riforma sanitaria sponsorizzata dai democratici di almeno un anno, sono stati benzina sul fuoco per gli irriducibili rialzisti. Il mercato si è incendiato ed ha recuperato la discesa dei giorni precedenti.

Gli investitori sembrano non percepire alcun rischio. Ogni minima o più pronunciata correzione degli indici viene considerata una opportunità di rientro per chi non ha partecipato alla festa del rialzo infinito che dura da 55 mesi.

La chiusura parziale della macchina governativa, il cosiddetto shutdown, giunto oggi al 13esimo giorno, sta incrementando l’incertezza e la insoddisfazione dei cittadini per l’incapacità dei propri governanti nel gestire la crisi politica. Il dato sulla fiducia dei consumatori uscita venerdì è sceso a 75.2 da 77.5 a settembre. Il calo può sembrare modesto ma è il peggior riscontro da gennaio 2013. Secondo alcuni interviste la fiducia sarebbe inoltre crollata di oltre 30 punti nella prima settimana di shutdown. Il dato è in discesa da 4 mesi e sia nel 2000 che nel 2007 nella stessa circostanza si è avuto un crollo degli indici azionari nei mesi successivi.

Nella stessa giornata di venerdì c’è stato inoltre un momento di forte tensione sui mercati delle materie prime. Ad inizio mattinata a Chicago un operatore ha passato un ordine di vendita di 5.000 contratti future sull’oro e senza alcun limite di prezzo. 2.700 hanno incontrato subito un acquirente mentre i rimanenti sono stati regolati dopo 10’ di sospensione. Il prezzo del metallo giallo è calato di oltre il 2% scendendo sotto i 1.300$ l’oncia. Un caso, un errore o un segnale che qualche mano forte sta incominciando a vendere pesantemente forse anche per coprire  altre posizioni molto esposte sui tassi o sulle azioni?

Ieri infine a mercati chiusi due docce fredde. Obama ha rifiutato la proposta dei repubblicani. Il Presidente sta addossando la colpa di questo blocco ai repubblicani ma in realtà vuole vincere senza lasciare neanche le briciole ai propri avversari politici convinto che non rischieranno il default del Paese e molleranno tutte le loro pretese.

L’orologio non si ferma e mancano tre giorni alla scadenza del 17. Le possibilità di un accordo si stanno riducendo e quello che tutti davano come un epilogo scontato e ora diventato alquanto improbabile.

Il dato della bilancia commerciale cinese di settembre è stato  assai deludente. Da mesi sentiamo il ritornello che la seconda economia mondiale si è stabilizzata e continuerà a crescere. Malgrado molti dati siano manipolati dal governo centrale e dalle province corrotte è evidente che l’export sia in acclamata difficoltà. Lo scorso mese è sceso del -0,3% rispetto all’anno precedente con crollo verso i paesi del Far East. Si tratta del dodicesimo calo negli ultimi 14 mesi.

Infine occhio ai tassi di interesse. Tensione sulla curva a brevissimo USA con tassi in forte crescita sulle scadenze di ottobre e di novembre-dicembre quando potrebbe andare in onda il default. Fenomeni da non sottovalutare che ripetono quanto rilevato già nel 2011 quando ci fu il downgrade di Standard’s & Poors sul debito USA.

Mi stavo dimenticando anche la “earning season” delle trimestrali (terzo trimestre) delle aziende americane quotate in Borsa. Sono state ampiamente riviste al ribasso anche del 50% per poter essere battute. Il solito trucco di abbassare l’asticella ma che potrebbe non bastare. Molte aziende hanno già annunciato cali di fatturati che testimoniano il rallentamento della già modesta crescita economica post-recessione.

Quanto basta per fare molta attenzione sperando sempre che la FED continui ad imbiancare il mercato con la polverina magica (quantitative easing). Se c’è chi maledice il governo perché la inettitudine dei politici gli ha fatto perdere il posto di lavoro per la chiusura di alcuni servizi pubblici, gli investitori invece ringraziano.

Con la capitale semichiusa arrivano solo pochi dati economici e l’incertezza sulla reale situazione economica sarà l’ulteriore giustificazione per la FED per posticipare qualsiasi manovra di “tapering”.

Anche questa volta il gatto (Bernanke) ed i topi (il mercato) continuano a ballare insieme.

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