Tuesday 12th December 2017,
Pinguinoeconomico

SLOVENIA – IL RISCHIO CONTAGIO DAL VICINO DI CASA

La situazione economica della Slovenia è diventata un dedalo inestricabile come i cunicoli delle famosissime Grotte di Postumia, uno delle località turistiche più note e visitate dell’intero Paese.
A fine Ottobre il Fondo Monetario Internazionale ha intimato alla Slovenia di ricapitalizzare immediatamente le banche insolventi. Il problema non è così semplice perché come al solito manca la materia prima: il denaro.
La Banca Centrale ha rimandato a fine novembre ogni decisione al risultato degli ‘stress tests‘.
Nel frattempo l’attuale Governo, una colazione di diversi partiti, è sopravvissuta ad un voto di fiducia e ha approvato l’emissione di 1,5mld di euro nuovo debito pubblico ad un unico investitore privato, ancora anonimo, ad un rendimento inferiore (4,7%) a quelli di mercato intorno oggi al 6% allontanando per qualche mese le voci sempre più insistenti di un “bailout” internazionale.

Con questa nuova emissione si è quindi comprato altro tempo ma I fondi incassati non saranno sufficienti per ricapitalizzare le banche. Non ci potrà essere un “bail-in” modello cipriota perchè lo Stato è il principale azionista delle banche sotto patrimonializzate.

Secondo le ultime stime le banche slovene sono soffocate da 7,9mld di sofferenze pari a oltre il 22% dell’attuale PIL generati da prestiti eccessivi, generosi e poco garantiti verso aziende di Stato inefficienti ed il settore immobiliare cresciuto a dismisura negli ultimi anni.

L’agenzia di rating internazionale Fitch  stima la ricapitalizzazione necessaria in una forchetta compresa tra i

2,8 e i 4,6mld di euro. Una cifra molto variabile che in ogni caso il Governo non è in grado di racimolare se non con l’aiuto di organismi sovrani esterni quali il FMI o la EU. La “bad bank” dovrebbe prevedere ingressi per almeno 4mld.

Ma la storia degli Istituti sloveni ci riporta alla memoria il tormentone delle banche spagnole. Per mesi il governo iberico ha negato l’esistenza della insolvenza del sistema finanziario salvo poi alzare improvvisamente bandiera bianca e richiedere un intervento di salvataggio di ben 100mld, dei quali finora ne sono stati utilizzati 55mld dei quali 36 sono praticamente irrecuperabili. Tutto questo per evitare un bailout diretto che implica la sottoscrizione di un piano di austerità imposto da Francoforte.

Anche il governo sloveno continua a negare la necessità di una richiesta di aiuti internazionale anche se i manager bancari sono ormai rassegnati. L’economia slava produce un reddito di 35mld, uno dei più modesti tra i 17 Paesi che aderiscono all’euro.

Tuttavia, la vicinanza e la similitudine con la crisi cipriota della scorsa primavera non permettono molti margini di manovra con il rischio di minare la fiducia già incrinata dall’incapacità, già evidenziata, di non saper gestire questo tipo di crisi internazionali con i corretti strumenti (vedasi il caso di Cipro).

Il voto di fiducia ottenuto dal Governo in Parlamento non allontana infatti le possibilità di richiesta di aiuto, la quale non sarebbe così insensata perché stabilizzerebbe forse la situazione consentendo di ottenere liquidità a tassi di interesse meno onerosi. E’ evidente che nessun Governo gradisce di vedersi gestire dalla famosa “Troika” alla quale si delega la sovranità della gestione fiscale.

Ma la situazione sta sfuggendo di mano. Nelle ultime settimane lo spread  sui CDS (credit default swaps) del titolo a scadenza quinquennale è salito di oltre 100 punti base a 417. Ciò implica una possibilità di default del 6,8% che non significa nulla e non sembra spaventare. Tuttavia l’attuale spread sul titolo a cinque anni è il quinto più alto al mondo tra i debitori sovrani dopo Argentina, Venezuela,  Ucraina ed Egitto anche se ancora molto lontano dai livelli di questi quattro Paesi.

La recente salita degli spreads conferma che i mercati non sono del tutto tranquilli sul rischio Paese anche se il rendimento sul titolo decennale si è abbassato la scorsa settimana di 30 centesimi dopo il voto di fiducia scendendo al 5,8% dopo aver raggiunto il 6,8% a fine settembre.

Il rendimento rimane pertanto ingabbiato in una fascia di crisi ancora gestibile anche se non è comprensibile la divergenza tra il CDS spread a cinque anni in salita e il rendimento del titolo decennale in discesa.

Il totale dei crediti In sofferenza supera il 15% dei prestiti totali ripartito per il 58% tra le banche statali, il  34% tra le banche stranieri ed il rimanente 8% tra le banche private domestiche.

Con questo dettaglio allarmante ci si chiede quale senso abbia per il Governo aspettare gli “stress test” per decidere il futuro piano di salvataggio del proprio sistema bancario che è palesemente già scritto. La sottile differenza sta tra un sistema completamente insolvente e uno in totale bancarotta.

I test sono ovviamente una scappatoia per prendere tempo visto che non c’è soluzione ed il problema è come abbiamo visto molto complicato essendo gran parte del peso dei crediti in sofferenza concentrato nelle banche statali.

Aggiungo di seguito alcuni indicatori macroeconomici che evidenziano quanto il quadro economico del Paese si sia deteriorato nell’ultimo triennio.

Indicatori macroeconomici (fonte: Ministero degli Affari Esteri)

Indicatore

2010

2011

2012

2013

PIL Nominale (mln €) 35.485 36.150 35.319 34.908
Variazione del PIL reale (%) 1,3 0,7 -2,5 -2,4
Popolazione (mln) 2,1 2,1 2,1 2,1
PIL pro-capite a parità di potere d’acquisto ($) 27.623 28.437 28.243 27.890
Disoccupazione (%) 7,3 8,2 8,9 10,7
Debito pubblico (% PIL) 38,7 47,1 54,4 63,1
Inflazione (%) 1,8 1,8 2,6 2

Variazione del volume delle importazioni di beni e servizi (%)

7,44 5,55 -4,7 -2,53

La Slovenia alimenta un importante interscambio commerciale con l’Italia. L’Italia rappresenta il secondo partner commerciale sul mercato sloveno e la Slovenia, a sua volta, rappresenta il principale partner italiano dell’area balcanica.

L’Italia si è posizionata nel 2012 al primo posto tra i Paesi fornitori della Slovenia, precedendo anche la Germania, che è da sempre il principale Paese partner del commercio estero sloveno. Come Paese di destinazione delle esportazioni slovene nel 2012, invece, l’Italia occupa il secondo posto, subito dopo la Germania.

Nei primi sette mesi del 2013, l’Italia si conferma come il secondo partner commerciale in Slovenia, ma l’interscambio ha segnato una contrazione dell’8,4% rispetto allo stesso periodo del 2012.

L’Italia è il terzo più importante investitore estero in Slovenia (ed il secondo tra i Paesi dell’U.E. sempre dopo la Germania) con investimenti 2012 di 817,6 milioni di Euro concentrati in quasi 500 aziende slovene. Gli investimenti diretti italiani sono concentrati sopratutto nel settore finanziario (oltre il 40% di tutti gli investimenti italiani in Slovenia, tra cui Banka Koper – Intesa San Paolo, Unicredit e Generali), chimico (12,9%) e nel commercio all’ingrosso, escluso i veicoli  (11,3%).

Ne consegue quanto l’Italia sia economicamente legata anche ad una economia di piccole dimensioni  (35mld di PIL) come quella slovena, Il deragliamento della quale avrebbe consegue tangibili anche per la nostra già disastrata economia.

Circa mezzo secolo fa a seguito della repressione ungherese (1956) e della primavera di Praga (1968) da parte dell’armata rossa sovietica ci fu chi temette una invasione militare dell’Italia da parte del regime comunista Jugoslavo del maresciallo Tito sbandierando la solita minaccia balcanica che richiama sinistri ricordi.

Oggi la polmonite di uno piccolo stato nato agli inizi degli anni ’90 dalla disgregazione della ex-Jugoslavia può diventare un discreto mal di testa per l’economia italiana visto gli intrecci economici e finanziari sopra elencati.

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