Tuesday 12th December 2017,
Pinguinoeconomico

IL MERCATO AZIONARIO TRA IRRAZIONALITA’, REALISMO e FORZA DI GRAVITA’

Analizzando la performance degli indici di Borsa nel 2013 si rimane stupefatti. Quasi tutti i mercati azionari dei Paesi sviluppati evidenziano incrementi in doppia cifra, molti dei quali raggiungono o superano il 20%. Non stiamo parlando di economie emergenti ma di Paesi le cui economie hanno una crescita anemica (Usa, Giappone, UK, Germania) o addirittura decrescono come Italia e Spagna.

Anche oggi gli indici continuano la loro spinta verso l’alto in una corsa senza fine. C’è da chiedersi se siano tutti impazziti o se come la storia insegna ad una salita così repentina seguirà un crollo altrettanto profondo tra la sorpresa generale ed il panico di coloro (chiamiamoli investitori, risparmiatori ma anche giocatori d’azzardo) sono entrati in questa “roulette russa”.

Dal punto di vista tecnico la storia dei mercati si ripete e questo è un primo campanello di allarme da sottovalutare. Aprendo il grafico del principale e più attendibile (perché malgrado le continue variazione del paniere lo stesso è composto da almeno 500 titoli) lo S&P500 notiamo che quando l’indice ha registrato incrementi così rapidi in un breve periodo ha poi subito crolli anche più eclatanti rispettando il detto che “cio’ che prima sale poi deve cadere”

Ogni volta si ripetono le sirene che questa volta è diverso e si ritrovano tutti i luoghi comuni per costruirsi una giustificazione ed alimentare il rialzo. Riporto i più evidenti ed attualmente in voga:

–          I tassi di interesse sia nominali che reali sono così bassi e le remunerazioni  di un portafoglio obbligazionario così misere che la Borsa rappresenta la ricerca obbligata di rendimenti più soddisfacenti.

–          Le economie sono in ripresa e quindi il mercato azionario anticipa i cicli economici.

–          Le valutazioni delle società quotate non sono eccessive e gli utili delle aziende continuano a crescere.

–          I rischi di default finanziari sono stati tutti superati ed il sistema economico non rischia il collasso. Grecia, Cipro, Spagna, Portogallo, Irlanda ma anche USA e Giappone per citare i due Paesi al mondo più indebitati sono stati o salvati o hanno rinviato al futuro il loro problema di debito stampando denaro. Stesso discorso vale anche per la tenuta dell’euro. Non importa che investitori, risparmiatori e milioni di contribuenti in tutto il mondo continuino a pagare un tributo pesante di tasca propria con nuove tasse e perdita del posto di lavoro ma che il giochino (i mercati finanziari) o la bisca come sembra essere diventata non si rompa.

–          Banalmente alcuni mercati e settori (es: banche) avevano evidenziato un crollo troppo marcato e quindi un loro recupero anche sensibile è assolutamente giustificato malgrado i fondamentali del Paese o di quella singola azienda siano in peggioramento.

Mi fermo qui per parlare dei paradossi o meglio dire dei trucchi che sono all’origine di quella che sembra l’ennesima folle esuberanza speculativa.

–          FED e QE: C’è il paracadute della Banca Centrale USA e non solo (Giappone; UK ma anche BCE) che ha riversato tre trilioni di dollari nelle Banche americane. Parte di questo denaro a costo zero viene investito in attività più rischiose e remunerative quali il mercato azionario. L’oleodotto di dollari prosegue senza sosta verso i mercati e non è previsto per ora alcun rallentamento (tapering).

–          Buyback azionari. Le grandi e medie aziende americane quotate generano cospicua liquidità che utilizzano per il riacquisto delle azioni proprie o il pagamento di dividendi invece di investire in acquisizioni di aziende concorrenti, in ricerca e sviluppo e nuove assunzioni che aiuterebbero la ripresa economica. I mega manager strapagati hanno compensi variabili legati all’andamento del titolo in Borsa. E’ molto meno rischioso far salire il titolo con operazioni finanziarie come il buy-back che con più complesse strategie industriali dall’esito molto incerto in una economia ancora parecchio fragile.

–          L’indice Dow Jones, come tutti i suoi simili, viene rivisto periodicamente nei suoi componenti. Si tratta però di un indice a peso e non a capitalizzazione con solo 30 titoli dove quindi incide più la società che ha una quotazione elevata in termini assoluti. Anche recentemente il 22 settembre sono state cambiati 3 componenti e le nuove entrate hanno prezzi ben superiori rispetto a quelle uscite oltre a prospettive di crescita molto più favorevoli. In questo modo l’indice è manipolato artificialmente sempre dalle autorità politiche monetarie verso l’alto mentre invece sarebbe molto più basso.

C’erano una volta i fondamentali vale a dire indicatori in base ai quali si valutava la performance e soprattutto le prospettive di qualsiasi società quotata in qualunque mercato. Parliamo di semplici bilanci, flussi di cassa, portafoglio clienti, settori di appartenenza, mercato di riferimento (concorrenti), Paese (rischio), etc..

Quando l’esuberanza diventa emotività tutto ciò non conta nulla. L’unico dogma da rispettare è il seguente: se le notizie sono buone si compra e se invece non lo sono si compra lo stesso perché se l’economia rallenta o decresce lo stimolo monetario (QE) delle banche centrali continuerà ad essere sempre sul pedale dell’acceleratore e non del freno.

Quindi la giostra continua a girare ed attrae sempre più giocatori che non valutano alcun rischio in presenza del grande  paracadute monetario.

Come si sgonfia una bolla speculativa e perché anche questa del mercato azionario farà la stessa fine. L’eccessiva liquidità ha incendiato le quotazioni ma lo stesso carburante può sparire dalla sera alla mattina seguente anche se il rubinetto rimane aperto (Banche Centrali che stampano denaro). L’effetto scatenante può essere un “crash-event” come il fallimento di Lehman Brothers nel 2008 mentre oggi potrebbe essere il mancato accordo del Congresso sul rialzo del limite del debito pubblico oppure una serie di concause che messe insieme convincano gli investitori a chiudere le posizioni rialziste per posizionarsi verso investimenti meno rischiosi.

Ci sono segnali allarmanti. La brace è già accesa da diverso tempo e tutti i problemi della recessione economica del 2008 sono stati solo posticipati e non risolti.

Sui singoli mercati rivedo anche questa volta sempre le stesse pericolose avvisaglie: titoli che hanno fatto +500% in 6 mesi, società che al primo giorno di quotazione registrano oltre +100% rispetto al prezzo di offerta, investitori con forte leva finanziaria e volumi in contrazione.  Infine ma non è l’ultimo la fiducia dei consumatori americani è in discesa da 4 mesi, dato che si è ripetuto anche nel 2000 e nel 2008 con i crolli che ricordiamo nei mesi successivi.

Nulla di nuovo quindi e la storia insegna che dal 1635 (bolla dei tulipani olandesi) all’ultimo crash del 2008-2009 il percorso è sempre identico e finisce con lacrime e sangue. La logica ed il buon senso dovrebbero essere di aiuto per evitare dolorose conseguenze: 55 mesi di rialzo con pochissime correzioni possono destare più di un sospetto.

Ma l’essere umano ha la memoria corta e ripete sempre gli stessi errori per avidità, euforia e negazione della realtà.

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