Tuesday 12th December 2017,
Pinguinoeconomico

LA GIGANTESCA BOLLA FINANZIARIA TEDESCA

Quando parliamo di bolle finanziarie, pensiamo sempre agli Stati Uniti e alla loro finanzia creativa. Forse non ci siamo accorti però della formazione di un’altra bolla, a due passi dai nostri confini e nel cuore del Paese considerato da molti l’ultimo baluardo per sperare nella ripresa economica del vecchio continente.

Parliamo ovviamente della Germania, nazione osannata e sempre presa a modello per rimarcare le debolezze e le carenze strutturali dei Paesi mediterranei, affetti da ogni tipo di disgrazia economica: crescita negativa, deficit + debito eccesivi e fuori controllo, disoccupazione dilagante, sistema bancario pieno di sofferenze, produttività industriale a picco, emigrazione, corruzione e molto altro ancora.

Ritorno a scrivere ancora della prima economia europea per rimarcare I punti di debolezza, già recentemente evidenziati. In settimana è infatti uscito il dato sul Pil tedesco del 2013, anno che si è chiuso  con un modestissimo +0,4%, rispetto al +0,7% previsto e già ritoccato al ribasso dalla precedente previsione di +1%, come sempre troppo ottimistica. La crescita dell’ultimo trimestre è stata stimata in un misero +0,25%, rispetto al precedente. Dati veramente deludenti che continuano a confermare le previsioni disattese di una ripresa forte sin già dal 2011. le nuove previsioni per l’anno in corso spaziano dal +2% fino ad un più prudente +1,4%, valori che comunque non verranno come sempre neanche minimamente sfiorati.

Quest’anno infatti sarà particolarmente complicato per la Germania la quale risentirà sensibilmente del rallentamento cinese, già evidente nell’ultimo trimestre 2013. La politica interna è paralizzata dalla contesa tra i due grandi partiti al governo, in disaccordo  su tutto: dalle pensioni al salario minimo.

Infine anche il sistema bancario persevera con gli stessi problemi, mai risolti dalla crisi 2009. Per evitare situazioni imbarazzanti la BCE ha abbassato l’asticella sui prossimi stress test su richiesta delle autorità tedesche ed  olandesi che temono altresì di dover sostenere nuovi aumenti di capitale.

E’ evidente che anche la Germania inizia a risentire, dopo cinque anni, della crisi dei Paesi periferici. L’export da solo non può sostenere la crescita dell’economia tedesca all’infinito. La domanda interna è debole con consumi stagnanti e salari troppo bassi per diverse categorie di lavoratori.

I consumi sono cresciuti infatti del +0,9% lo scorso anno e la spesa pubblica del +1,1%. Questi sono i punti positivi, oltre al deficit che è stato praticamente azzerato grazie anche alla riduzione dei tassi di interesse sul debito. Calano invece gli investimenti fissi; il business continua infatti ad investire ma preferisce la Cina al mercato domestico, in quanto i tassi di crescita sono ben  diversi tra i due Paesi.

Pur godendo di un tasso di disoccupazione tra i più contenuti del continente (6,9%), l’occupazione è cresciuta di un modesto 0,6% nel 2013. Le esportazioni, tanto invidiate, sono salite di un frazionale +0,9%, mentre le importazioni del +1,3%. Questi sono tassi di crescita da Paese maturo e non da tigre asiatica. In Cina, ad esempio, crescono a doppia cifra e costantemente da diversi anni.

La Germania era il malato europeo nel quadriennio 2002-2005 quando i Paesi periferici, esclusa l’Italia, crescevano a ritmi da Paesi emergenti ed in particolare Spagna ed Irlanda.  Successivamente, nel 2008 e nel 2009, la crisi finanziaria ha pesantemente investito il Paese ed in particolare il sistema bancario che è stato salvato con i soldi del contribuente. Seguirono un paio di anni di discreto rimbalzo (2010-2011),  ma poi il Paese nell’ultimo biennio è tornato ai tassi del periodo di convalescenza sopra indicati .

Germany-GDP_Growth_2000-2013_annually

Dov’ è quindi il mito della grande crescita tedesca?  Se poi guardiamo i tassi di crescita trimestrali il quadro è ancora più modesto. Il collasso delle esportazioni nel quarto trimestre 2008 e nel primo 2009 ha trascinato in recessione l’intera economia. Solo nel 2010 l’economia è veramente cresciuta, dopo la perdita di cinque punti di PIl nel 2009. Tuttavia, già dal secondo trimestre 2011 sono evidenti i primi segni di malessere. Nel 2012 e 2013 l’economia ha evitato la recessione tecnica solo per un fatto statistico, due trimestri consecutivi di crescita negativa. Q2 e Q4 2012 sono stati negativi, separati solo da un modesto segno positivo nel Q3. Q1 2013 ha avuto crescita zero. Sommando questi quattro trimestri il Pil è negativo del -0,34%

Germany-GDP_Growth_2009-2013-quarterly

Ma la Borsa di Francoforte ha visto un altro film. Il 17 gennaio 2014 l’indice segna l’ennesimo massimo storico sfiorando I 9.800 punti. Nell’ultimo trimestre l’indice è salito del 20%, mentre il Pil solo del +0,4%. Nel 2009 l’indice crollò a 3.800 punti e l’incremento in cinque anni sfiora il +170%. Solo due anni fa quando sembrava che l’euro e l’Europa si sarebbero disgregati l’indice toccò i 5.000 punti.

Numeri da brivido che testimoniano che la bolla azionaria non è solo a New York ma anche nel centro dell’Europa. Il listino tedesco non ha inoltre titoli tecnologici che possono giustificare una euforia speculativa (Google, Facebook, Twitter, Amazon, etc.) ma è costituito da società storiche cosiddette “old economy” a tutti ben note. Nel settore auto (BMW, MERCEDES, PORSCHE, WOLKSWAGEN), chimico (BAYER, HOECHST, HENKEL), vendite al dettaglio (METRO, ADIDAS), cosmetica (BEIESDORF), bancario (DEUTSCHE BANK, COMMERZBANK). Aziende molto solide che vendono i loro prodotti in tutto il mondo, ma crescono spesso ad una sola cifra di fatturato.

Ma non c’è da preoccuparsi, gli economisti hanno previsto che la crescita decollerà (+2% nel 2014) mentre l’economia vivacchia tra la recessione e la stagnazione. L’ennesima favola per chi crede ancora da ormai un lustro alle solite identiche bugie.

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