Monday 11th December 2017,
Pinguinoeconomico

LA GRECIA E’ DI NUOVO IN RECESSIONE?

A pochi giorni dal possibile default della Grecia, il prossimo 12 maggio quando Atene dovrà rimborsare 766 milioni di euro al Fondo Monetario Internazionale, fioccano nuovi dati macroeconomici molto allarmanti sullo stato di salute dell’economia ellenica.

Il Paese sembrava finalmente tornato a crescere dalla seconda metà dello scorso anno: +1,3% il Pil nel quarto trimestre che era riuscito a trascinare in positivo tutto il 2014 ad un modesto, ma incoraggiante, +0,3% dopo aver bruciato un quarto della ricchezza del Paese (-25%) nei precedenti sei anni.

Tuttavia, le inaspettate nuove elezioni con la vittoria, a fine gennaio, della sinistra radicale di Syriza sembrano aver cambiato lo scenario e le prospettive di crescita del Paese.  Anche gli ultimi dati usciti negli scorsi giorni, purtroppo, lo confermano.

Il ministro delle finanze ha dichiarato, a fine settimana, che il Pil crescerà del +0,2% nell’anno in corso, una drastica riduzione rispetto a quanto affermato solo cinque giorni prima (+1%). Il PMI manifatturiero uscito questa settimana ha evidenziato, infatti, una caduta a marzo a 46.5 dal 48.9 di febbraio, l’ottavo mese consecutivo di discesa ed il più sensibile declino dal giugno 2013. Tale dato è in linea con una caduta del Pil del -2%.

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L’indice degli acquisti manifatturieri è, come confermato dal grafico, un anticipatore dell’andamento economico se viene analizzato contestualmente all’andamento del Pil.

Purtroppo, il calo dell’attività manifatturiera si associa anche con un crollo della fiducia dei consumatori che è arretrata ad aprile erodendo i precedenti miglioramenti dei mesi scorsi.

Il nuovo calo dei consumi rischia di riportare, pertanto, la Grecia in depressione. Dall’insediamento del nuovo governo, anche le finanze pubbliche sono molto deteriorate. La cassa è praticamente vuota e dalla metà di aprile il Governo fa i salti mortali per onorare sia le scadenze del debito che il pagamento di pensioni e stipendi dei dipendenti pubblici. In mancanza dei fondi europei (l’ultima tranche del secondo piano di salvataggio pari a 7,2 miliardi di euro è in sospeso da settembre), Atene ha rastrellato la liquidità di enti e società pubbliche e non paga i fornitori da inizio febbraio, praticamente da quando è in carica.

In questo contesto ormai drammatico, anche il debito ed il deficit pubblico riprendono a salire. Il primo, ha sfondato il 180% del Pil, mentre il secondo è ancora al 3,5% a fine 2015, dopo sei anni di severa austerità.

Anche l’atteggiamento della popolazione è remissivo e poco “collaborativo”. Ormai quasi rassegnati ad un sempre più probabile default sul debito ed a una possibile conseguente uscita anche dall’euro, una parte dei greci ha cominciato a non pagare le tasse ed a svuotare i conti correnti in segno di totale sfiducia verso le Istituzioni. Questo comporta altri ammanchi non previsti nelle finanze pubbliche ed una crisi di liquidità del sistema bancario che è mantenuto in vita solo grazie all’intervento della BCE che ormai garantisce oltre la metà (76 miliardi) dei rimanenti 138 rimasti nei deposti bancari del Paese.

Nei supermercati sono già iniziati a mancare, da un paio di mesi, anche diversi beni di importazione che non vengono più forniti per mancanza di fiducia sulla regolarità dei pagamenti da parte degli importatori greci che continuano, peraltro, a soffrire il “credit crunch” da parte del Sistema creditizio.

Solo l’export è balzato a marzo, ma grazie alla veloce discesa dell’euro. Tuttavia, a causa del calo degli ordini, i margini si riducono e le aziende sono costrette di nuovo a licenziare il personale. Il tasso di disoccupazione ha, infatti, ripreso a salire, dopo cinque mesi consecutivi e si attesta ancora ad un intollerabile 25,7%, seppure in calo rispetto al picco del 27,9% registrato a luglio 2013.

In questo contesto economico, di nuovo in rapido deterioramento, la Grecia dovrà ristrutturare il debito per la terza volta o, viceversa, smettere di pagare i creditori tra maggio e giugno per la mancanza di fondi. Il mercato sconta questo scenario, da diversi mesi avendo riportato i “credit default swaps” che misurano la probabilità di insolvenza di un emittente, in questo caso un Paese sovrano, ai livelli molto vicini a quelli della precedente crisi del 2010-11

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Ed infine anche gli investitori finanziari, al pari di quelli industriali, stanno lasciando il Paese al proprio destino ormai segnato.

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Il grafico mostra, infatti, la risalita dei tassi di interesse a 10 anni che sono tornati sopra al 10% da febbraio, per la prima volta dal 2013. In aggiunta anche il rendimento dei titoli a breve è schizzato a quasi al 30% (27% per il triennale), confermando la fuga dal Paese.

In sintesi, il Paese spende ancora ben di più i quello che incassa ed un nuovo assestamento concordato o traumatico sarà necessario per fermare questo stillicidio e trovare un punto fermo, speriamo non troppo oneroso anche per i creditori, dal quale ripartire.

Altri finanziamenti in cambio di nuova austerità, ma nessuna riforma, non sono più conciliabili, non solo per la Grecia, ma anche per l’Europa.

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