Thursday 06th May 2021,
Pinguinoeconomico

LA BOLLA FINANZIARIA: 2020 e 2021

Durante tutto il 2020 e già all’inizio del corrente anno non è passato giorno nel quale i principali assets finanziari non abbiano segnato regolarmente nuovi massimi storici, dando la sensazione che la crisi economica, accentuata dalla pandemia, sia già un lontano ricordo.

Il principale e forse unico responsabile di questo bengodi sono probabilmente le Banche Centrali le quali, dal picco della crisi a fine dello scorso marzo, hanno inondato i mercati di quasi dieci trilioni di dollari, dei quali solo la metà sono stati messi in campo dalla Federal Reserve.

Ad esse si sono associati anche i governi che hanno distribuito aiuti economici direttamente a cittadini ed aziende per evitare una serie di insolvenze a catena, forse solo rimandate ai prossimi mesi o anni.

E’ naturale che una simile quantità di denaro sia piovuta principalmente sui mercati finanziari, facendo decollare le quotazioni azionarie, già a livelli stellari, oltre a comprimere ulteriormente i tassi di interesse, di cui ha beneficiato il mercato immobiliare con prezzi ancora al rialzo.

A Wall Street non si è salvato nulla da questa euforia collettiva: prima la tecnologia (Nasdaq), poi anche la “old economy” (Dow Jones) ed infine anche le small caps (Russell 2000), trascinate da un fiume di denaro inarrestabile.

La scoperta di più di un vaccino, unite all’elezione di Biden ed all’approvazione di un nuovo stimolo fiscale, sebbene più contenuto nell’importo rispetto al precedente, hanno fatto esplodere le quotazioni negli ultimi due mesi con performance stratosferiche, anche a tripla cifra, per molti titoli.

Tutto questo mentre la situazione economica e sanitaria sia in Europa che negli Stati Uniti ha continuato a peggiorare.

Gli esempi sono diversi ma molto esplicativi.

Tesla ha guadagnato il 900% rispetto ai minimi di marzo e l’indice Russell 2000 (small caps) il 110%.

La società di Elon Musk ha una capitalizzazione che sfiora i 900 miliardi di dollari. Il valore attuale non solo supera abbondantemente quello di tutte le società automobilistiche mondiali quotate, ma presuppone una produzione di almeno sette milioni di auto annuo contro le attuali duecentomila, non ancora del tutto raggiunte.

Tra le varie incongruenze c’è anche la situazione di Bitcoin, la criptovaluta più nota. La divisa virtuale è quadruplicata anch’essa rispetto al minimo dello scorso marzo e sembra desiderosa di continuare a correre, malgrado qualche primo segnale di forte correzione.

 

TASSI DI INTERESSE e BOND

L’incremento dei debiti sia pubblici che privati, nonché di quelli aziendali, avrà un effetto negativo sulla crescita economica nei prossimi anni, ma l’impatto potrebbe diventare ancora più pesante nel caso i tassi di interesse riprendano a salire ed un timido segnale si è già evidenziato nella prima settimana dell’anno.

In particolare il Tresuary americano, ma anche il BTP italiano ed il Bund tedesco stanno segnalando un tentativo di inversione.

Proprio il titolo decennale statunitense ha registrato un’impennata dei rendimenti saliti da inizio anno dallo 0,91% all’1,18% in solo sette sedute. Si tratta di un livello ancora modesto e non preoccupante, ma che testimonia che i timori della ripresa dell’inflazione non sono del tutto da escludere.

Segnali si sono già manifestati nell’aumento sensibile delle materie prime agricole, ma anche del rame e del petrolio con il metallo ferroso salito del 60% da fine marzo ed ai massimi degli ultimi sette anni.

 

I DEMOCRATICI e LA SPESA PUBBLICA

Biden ha già promesso altri stimoli fiscali nell’ordine di trilioni di dollari e questa previsione se da un lato ha galvanizzato il mercato azionario, autore di un rally di quasi il 20% dal giorno della sua elezione, dall’altro ha depresso il dollaro e sta facendo recentemente altrettanto anche con il mercato obbligazionario.

Il debito pubblico americano è salito lo scorso anno di 4,5 trilioni di dollari e di questo passo raggiungerà i $30 trilioni entro fine giugno.

Tale esposizione renderà meno appetibili i titoli di stato e rischia di indebolire ulteriormente il biglietto verde.

 

L’INFLAZIONE

Per oltre un decennio la liquidità delle Banche Centrali si è rovesciata in particolare sugli assets finanziari, gonfiandoli a dismisura, lasciando solo le briciole all’economia reale.

Ora, l’eccesso di debito creato nello stesso periodo, diventato ancora più esponenziale per sostenere le attività chiuse per lockdown, potrebbe richiedere un maggior esborso da parte del Tesoro americano per finanziarlo.

Di conseguenza, anche il dollaro rischia di continuare ad indebolirsi, provocando un pericoloso circolo vizioso con impatti anche sui mercati finanziari, sia bond che equity, qualora il tasso di inflazione schizzi con decisione verso l’alto.

 

IL 2021

Dopo gli eccessi dello scorso anno, in particolare sul mercato azionario, l’anno in corso sarà pieno di sorprese, che dovranno essere gestite.

Poche certezze (materie prime e non tutte) e molte incognite (dollaro, bond ed anche equity) che dovranno essere maneggiate con cura per non scottarsi, selezionando accuratamente i settori pronti alla ripartenza post Covid.

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