Tuesday 20th November 2018,
Pinguinoeconomico

CINA – L’IMPATTO DELLA GUERRA COMMERCIALE SULL’ ECONOMIA DOMESTICA

In un precedente editoriale abbiamo già valutato l’ipotetico potenziale impatto dell’escalation della guerra commerciale tra le due super potenze economiche sull’economia americana.

Ora è la volta di considerare gli effetti su quella cinese, forse la più colpita o a rischio tra le due.

Come già evidenziato in precedenza, Trump e la Casa Bianca sembrano al momento avere il coltello dalla parte del manico e spingono sull’acceleratore, annunciando l’imposizione di nuove tariffe al fine di spingere Pechino ad un dialogo e soprattutto costringerla a concedere a Washington almeno alcune delle richieste degli americani.

L’applicazione di dazi su altri 200 miliardi di beni cinesi importati negli USA, operativa dal 24 settembre, avrà implicazioni anche sulle esportazioni cinesi con qualche possibile impatto anche sull’economia asiatica e, principalmente,  sui consumi privati, sui quali la nuova dirigenza politica cinese punta come nuovo importante motore della futura crescita.

Il primo segnale di un cambiamento di rotta degli investitori si è notato sul mercato azionario domestico, che sta sperimentando un calo che sfiora il 30% rispetto ai massimi dell’anno, concentrato proprio nelle società esportatrici le quali, tuttavia, non hanno ancora subito la contrazione degli ordini temuta.

In realtà, i dati pubblicati sono in ritardo di due mesi ed i primi disponibili si riferiscono al mese di luglio, quando gli Stati Uniti imposero dazi sui primi 34 miliardi di dollari di esportazioni cinesi tanto che le importazioni americane degli stessi beni sono crollate del 10% rispetto allo scorso anno.

Ci si aspetta, di conseguenza, che ad agosto il calo possa essere ancora più pronunciato.

Tuttavia, il dato di luglio complessivo su tutte le importazioni cinesi negli Usa è in crescita sull’anno precedente, in virtù della corsa agli approvvigionamenti prima dell’imposizione dei dazi ed in particolare dei beni che non erano ancora colpiti e che sono cresciuti del 40%.

Ci sono stati altri fattori sia esogeni che endogeni che hanno aiutato la Cina a stabilizzare fino a questo momento l’impatto economico dei dazi americani.

Nel primo gruppo sono compresi la crescita della domanda esterna, come evidenziato dalla salita degli indici PMI, mentre nel secondo la svalutazione dello yuan e le agevolazioni governative agli esportatori su alcuni prodotti.

Per quanto sopra, Deutsche Bank prevede un moderato calo dell’export cinese verso gli Usa nei prossimi mesi, ben compensato dagli aiuti governativi sia fiscali (sconti) che monetari (svalutazione della divisa).

Molta attesa sarà, invece, concentrata sull’ultimo round di tariffe di 200 miliardi di esportazioni cinesi, effettivo dal 24 settembre al 10% di dazio e dal 25% da gennaio 2019.

La sensazione prevalente è che, anche nel quarto trimestre, le esportazioni cinesi possano essere supportate ancora da nuovi aiuti governativi, nel momento in cui l’effetto dei dazi si inizierà a sentire e per fronteggiare il passaggio previsto dell’aliquota dal 10 al 25%.

In aggiunta, gli Stati Uniti hanno annunciato che potrebbero estendere l’applicazione dei dazi anche agli ultimi 267 miliardi di dollari di importazioni cinesi che includono computers, telefoni cellulari, apparecchi elettronici e scarpe.

Malgrado queste incerte prospettive, il 2018 dovrebbe restare un anno positivo in generale per la crescita delle esportazioni cinesi, che dovrebbero rallentare ad un +7% nel prossimo trimestre, scendendo ad un +4% nel primo trimestre 2019, mentre quelle verso gli USA sarebbero ancora positive negli ultimi tre mesi dell’anno per iniziare a decrescere dal prossimo esercizio fiscale.

Solo a questo punto si potrà valutare il danno sulla catena distributiva nella madrepatria cinese e l’eventuale impatto della guerra commerciale sull’economia del dragone.

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