Tuesday 12th December 2017,
Pinguinoeconomico

EGITTO: LO SCHIANTO DEL JET RUSSO PENALIZZA L’ECONOMIA LOCALE

Il presunto attentato al Jet russo, che rientrava a San Pietroburgo riportando a casa turisti russi che avevano trascorso un periodo di vacanza nella nota località del Sinai di Sharm El Sheik, riporta l’attenzione sulla crisi dell’economia egiziana, assai penalizzata nell’ultimo triennio dalle turbolenze politiche interne e dalle infiltrazioni terroristiche, che hanno compromesso parte dei flussi valutari turistici da sempre una componente fondamentale nella fragile economia medio orientale.

In questo contesto, l’esplosione dell’aereo nel mezzo della penisola del Sinai si verifica in un contesto già complicato e nel momento in cui il Paese cercava lentamente di recuperare flussi turistici dopo la rivoluzione araba e la destituzione del presidente musulmano Morsi, realizzata nel luglio 2013 con un colpo di stato delle forze armate, ancora al potere nella persona del generale El-Sisi.

Qualora, come sembra, l’esplosione del velivolo fosse riconducibile ad un attentato (bomba o missile) le ripercussioni economiche sarebbero molto negative sia nel breve che nel medio termine. Solo in presenza del sospetto di un ordigno, le principali compagnie aeree mondiali hanno sospeso le rotte per le principali destinazioni turistiche sul Mar Rosso. Alcune le hanno poi revocate, ma solo in minima parte.

EGITTO - LO SCHIANTO - 1

Come mostra il grafico, il turismo è per l’Egitto uno dei principali datori di lavoro ed una fondamentale fonte di riserve valutarie. Nei primi sei mesi dell’anno le entrate fiscali da questo settore hanno raggiunto i 7,4 miliardi di dollari, superiori del 40% a quelle del pedaggio per il Canale di Suez. La cifra fatica, comunque, a ritornare ai livelli precedenti la rivoluzione del 2011.

L’esplosione del jet è poi un macro evento, che ha fatto molto rumore per il numero di vittime in un colpo solo, ma si aggiunge ad altri episodi inquietanti per l’incolumità del turista straniero nel Paese islamico. Lo scorso settembre un convoglio di turisti di 12 persone, dei quali otto messicani, sono stati uccisi per errore nel Sinai da forze militari governative, che li avevano scambiati per terroristi.

Tutti questi episodi riducono la possibilità di ottenere, attraverso il flusso turistico degli stranieri, valuta pregiata e mettono sotto ulteriore pressione la sterlina egiziana, che soffre da un quadriennio l’instabilità politica, la riduzione delle riserve valutarie, la penuria fisica di divisa estera ed il rafforzamento repentino del dollaro.

EGITTO - LO SCHIANTO - 2

Oltre 10 miliardi di dollari di investimenti esteri hanno lasciato il Paese dall’estromissione del leader Moubarak ad inizio 2011. E’ molto difficile capire quanto la sterlina egiziana debba svalutarsi per consentire un recupero delle entrate valutarie. La Banca Centrale monitora attentamente la situazione ed ha già consentito un deprezzamento del cambio dell’11% da inizio anno, in tre diverse tranche. E’ evidente che la penuria di dollari nel Paese costringerà l’autorità monetaria ad ulteriori svalutazioni controllate.

I rischi valutari, già elevati prima dei recenti tragici eventi, si andranno accentuando nei prossimi mesi e spingeranno le pressioni inflazionistiche verso nuovi massimi, in quanto sia i traders che i consumatori si attendono nuove ondate di svalutazione della divisa domestica.

Anche il mercato azionario soffre questa incertezza ed incrementa le perdite da inizio anno al 19%.

Le riserve valutarie sono, invece, praticamente dimezzate rispetto alla primavera araba (2011) ed hanno continuato a diminuire anche durante la presidenza El-Sisi

INFLAZIONE

E’ rimasta elevata, malgrado il crollo dei prezzi delle materie prime agricole e del petrolio.

EGITTO - LO SCHIANTO - 3.png

La svalutazione sicuramente non agevola il calo dei prezzi, in quanto aumenta il costo dei beni importati in valore. Per l’anno in corso, le aspettative del tasso di inflazione convergono al 9,5%, uno dei più elevati sia tra i produttori medio orientali che tra quelli dell’Asia centrale.

Il rischio sono altre sollevazioni popolari già esplose in passato. L’Egitto è un Paese di oltre 80 milioni di abitanti con ampie sacche di povertà, in particolare nelle aree rurali, ragione per la quale il Governo cerca di calmierare i prezzi ed evitare aumenti eccessivi nei beni di prima necessità.

Per tale motivo il governo ha evitato, fino ad ora, un accordo con il Fondo Monetario Internazionale il quale aumenterebbe la visibilità del Paese a livello mondiale, ma costringerebbe l’esecutivo ad adottare misure economiche alquanto impopolari. Già prima dell’incidente aereo, l’economia egiziana necessitava di fondi urgenti per 4 miliardi di dollari che potrebbero essere saliti, in seguito all’attentato, di un altro paio di miliardi.

Like this Article? Share it!

About The Author

Leave A Response