Tuesday 12th December 2017,
Pinguinoeconomico

RUSSIA – LA FORZA DEL RUBLO E LA STRATEGIA DI PUTIN

A fine dello scorso anno la Russia sembrava essere il problema economico mondiale, la mina vagante che avrebbe potuto, secondo il parere di diversi analisti, innescare una nuova crisi finanziaria globale in un contesto già provato dalle continue preoccupazioni sulla insolvenza della Grecia.

A seguito dell’inasprimento della situazione bellica nella repubblica orientale ucraina del Donbass, le economie occidentali avevano inasprito le sanzioni economiche nei confronti della Russia, provocando un crollo verticale del rublo ed un innalzamento dei rendimenti obbligazionari a causa della grave crisi di sfiducia verso il Paese. Questo mix sfavorevole era ovviamente alimentato anche dal crollo del prezzo del petrolio, materia prima della quale la Russia è il quarto produttore mondiale e che rappresenta il 50% del totale delle sue esportazioni.

Questa pesante situazione culminò con il rialzo dei tassi di interesse da parte della Banca Centrale sovietica fino al 16% ed il tracollo della divisa fino ad 80 rubli contro dollaro e 100 verso la moneta unica, un calo del -45% medio. Anche l’indice della Borsa di Mosca crollò del -55% da giugno a dicembre 2014.

A quel punto, il funerale dell’economia russa e del suo leader Putin era già stato celebrato. Mentre i più catastrofisti prevedevano anche un possibile scenario simile a quello del 1998, con il ripetersi di un default sul debito sovrano, altri economisti dipingevano uno scenario molto fosco con una economia già in recessione nel 2014, a causa di un secondo semestre negativo, e con una previsione di calo del Pil superiore al -4% per l’anno in corso oltre all’incognita del prezzo del petrolio oscillante tra i $30 dei più pessimisti e gli $80 dei più ottimisti nella seconda parte del 2015.

Putin, intanto, non ha perso il suo “aplomb” ed ha cercato di rompere l’accerchiamento euro-americano cercando nuovi alleati, sia in campo economico che finanziario.

Il leader russo si è accordato con la Cina per realizzare, in un prossimo futuro, una Banca Internazionale che regoli i sistemi di pagamento, svincolata dagli attuali sistemi monetari gestiti solo dai Paesi anglosassoni. In aggiunta, ha realizzato accordi per la redistribuzione del gas verso oriente a scapito dell’Europa, che è diventata una minaccia economica ed in parte anche insolvente (Ucraina). Nello specifico, la Russia prevede di dirottare parte della produzione di gas in Asia, grazie alla costruzione di un nuovo gasdotto, che attraversi la Grecia e la Turchia. A tal proposito, Putin ha riallacciato le relazioni con economie cadute in disgrazia ed oggetto di ostracismo, quali l’Iran.

Infine, anche se in modo indiretto attraverso l’anticipo dei costi di costruzione del gasdotto o di una fornitura di gas, la Russia si è offerta come cavaliere bianco della Grecia, nel caso questa nazione, come sembra sempre più probabile, decida di andare in default sul proprio debito e di conseguenza forse anche abbandonare la moneta unica e ritornare alla dracma.

Nel difendere strenuamente il cambio, la Banca Centrale russa è stata costretta a dissipare oltre $100mln, riducendo le riserve valutarie a poco più di $380mln dai precedenti $500 e senza riuscire a fermare la svalutazione della propria moneta.

Ora, tuttavia, sembra di assistere ad un altro film ed il rublo si è apprezzato del +38% verso il biglietto verde da inizio febbraio, la miglior performance valutaria al mondo nel 2015. L’effetto positivo del rafforzamento del cambio ha trascinato anche il mercato azionario che scontava, forse, uno scenario catastrofico e ha ridotto i rendimenti obbligazionari scesi dal 16,5% a quasi l’11%.

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Alcuni degli scenari più catastrofici previsti non si sono fortunatamente materializzati e gli investitori sono tornati copiosi ad investire nel Paese. La guerra in Ucraina non si è allargata e la tregua di inizio febbraio tiene, anche se con qualche scaramuccia occasionale. Il mercato azionario è in crescita del +35% da inizio anno, aiutato anche dalla ripresa del prezzo del petrolio risalito di oltre il +30%, rispetto ai minimi di marzo.

La Banca Centrale ha potuto approfittare della rinnovata fiducia verso il Paese, abbassando i tassi di interesse dal 16 al 14%.

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Questo miglioramento globale ha stabilizzato anche le aspettative di inflazione, ferme da inizio anno sotto la soglia del 17%.

Il ripetersi di una situazione come in Venezuela, Paese nel quale i prezzi sono fuori controllo e l’inflazione ufficiale ha superato il 65% annuo, sembra scongiurato, al momento, in Russia. Di conseguenza, il rublo ha iniziato una fase di rafforzamento, da molti imprevista, recuperando il 35% da inizio anno.

Anno su anno, i settori che hanno registrato i maggiori incrementi sono stati l’alimentare e le bevande non alcoliche con un +25,9% e 26,1% a febbraio. Seguono i trasporti con un +12,7%, gli alcolici (14,7%) e le spese per la casa e le utenze domestiche (+10%).

Un altro segnale positivo arriva dalla produzione industriale che lo scorso marzo è scesa del -0,6% sull’anno precedente, ma risale rispetto al -1,6% di febbraio. Si tratta di un risultato incoraggiante e non così negativo, malgrado il crollo delle materie prime, la guerra con l’Ucraina e le sanzioni imposte dall’Occidente. Il leader russo è, tuttavia, convinto che il peggio sia ormai alle spalle.

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Putin, infatti, ha difeso la gestione della crisi, affermando che il governo ha spesato circa $47 miliardi per diminuire l’impatto e l’intensità della recessione sulla popolazione.

La Russia ha schivato per un soffio (+0,6%) la recessione economica nel 2014, ma non si può comunque affermare che l’impatto negativo non ci sia stato nel Paese. Le sanzioni restano ed anzi minacciano di essere inasprite ogni qual volta la tensione militare in Ucraina si riaccende. La luna di miele con i mercati e gli investitori potrebbe inoltre essere temporanea o minacciata da nuovi incombenti crisi finanziarie planetarie.

Putin, tuttavia, sembra avere la situazione sotto controllo e continua a tessere relazioni diplomatiche per isolare gli Stati Uniti ed aprirsi nuovi mercati economici di sbocco. In pochi mesi sembra che il primo round lo abbia già conquistato.

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